struttura gerarchica
  • Archivio Paolo Ricci
serie
Archivio Paolo Ricci
livello di descrizione
serie
titolo e estremi cronologici
Epistolario
ambiti e contenuto
La seconda parte dell'Archivio di Paolo Ricci, strettamente correlata alla prima, è costituita dall' "Epistolario". La serie archivistica è, a sua volta, articolata in tre sottoserie così denominate: "Corrispondenza indirizzata a Paolo Ricci", "Minute di Paolo Ricci", "Corrispondenza non indirizzata a Paolo Ricci".
Le missive contenute nell' "Epistolario", e, nello specifico, quelle che costituiscono le sottoserie "Corrispondenza indirizzata a Paolo Ricci" e "Corrispondenza non indirizzata a Paolo Ricci", sono state ordinate alfabeticamente per mittente e quindi, per ciascun corrispondente, in ordine cronologico, collocando in ultima posizione i documenti senza data o comunque non databili. Per quanto riguarda invece le "Minute di Paolo Ricci", costituenti la seconda delle tre sottoserie, esse sono state ordinate per destinatario, alfabeticamente e poi cronologicamente.
La corrispondenza ricevuta da Paolo Ricci, a partire dagli anni '30, si concentra soprattutto tra il secondo dopoguerra e gli anni '80 del XX secolo. La ricchezza dei contenuti delle lettere, così come di altri documenti presenti nell' "Epistolario", oltre a testimoniare il carattere poliedrico degli interessi di Paolo Ricci, offre notevoli spunti sulla storia politica, sociale e artistica dell'Italia del secolo appena trascorso. Esso testimonia anche il lato umano dei rapporti intercorsi tra Ricci e i suoi corrispondenti (amici, colleghi, estimatori, qualche volta "nemici"), che condivisero o contrapposero esperienze di vita, ideologie e sentimenti. Dalle lettere emerge chiaramente anche la costanza, l'impegno intellettuale e critico che Paolo Ricci profuse nella promozione delle arti e degli artisti di Napoli e dell'Italia meridionale. Spesso nei documenti si leggono ampi cenni di ringraziamento per articoli e recensioni scritte, ad esempio, a favore di pittori e scultori che partecipavano a mostre d'arte, collettive e personali. Tra essi, Paolo Ricci amò soprattutto Camillo Catelli, "il pittore dei Camaldoli", e Luigi Crisconio, "il pittore illegale", per il quale si prodigò notevolmente contribuendo a valorizzare la sua opera pittorica, curando o seguendo personalmente le sue esposizioni d'arte, scrivendo articoli e recensioni su quotidiani e periodici e coinvolgendo in quest'operazione tanti altri artisti, colleghi e amici.
Un'altra meritoria opera di valorizzazione e di promozione, Paolo Ricci la riservò al teatro napoletano e, in particolare a quello di Raffaele Viviani e dei fratelli De Filippo.
Il suo impegno critico verso le opere di Raffaele Viviani, per il quale realizzò anche diverse scenografie, si dimostrò fondamentale e rappresentò un valido contributo al successo di un teatro che, al suo debutto in diverse città italiane, negli anni '30 e '40 del '900, non sempre fu apprezzato dal pubblico e dalla critica. Di questi difficili momenti resta traccia nella corrispondenza inviata a Ricci dallo stesso Viviani, soprattutto durante il 1937 e il 1938, e in alcune lettere inviate invece da Ugo Betti, autore dell'opera "Diluvio", che Viviani ridusse in commedia.
Paolo Ricci fu anche grande amico dei fratelli De Filippo, Eduardo e Peppino, dei quali sono conservate, nel suo "Epistolario", numerose lettere e cartoline. In esse è possibile cogliere tutto l'affetto che legava i De Filippo a Ricci e alla sua famiglia, nonché i numerosi ringraziamenti per l'attenzione che lo stesso esprimeva - con recensioni, articoli e lettere personali - verso il teatro dei due fratelli. Leggendo le lettere di Eduardo De Filippo, in particolare quelle del 1945-1946, è possibile seguire i primi successi di "Napoli Milionaria", ancora oggi una tra le sue opere più belle, ma non mancano riferimenti anche ad altre celebri commedie, come "Questi fantasmi" e "Natale in Casa Cupiello". Si segnala inoltre, nella corrispondenza inviata da Eduardo, la presenza di una versione autografa della poesia E' pparole, pubblicata poi, in volume dalla Einaudi, con il titolo O' culore d'e pparole. Allo stesso modo, le lettere di Peppino De Filippo ci conducono nel mondo del teatro umoristico, con riferimenti ad alcuni tra i maggiori successi dell'attore napoletano, come le commedie "Quaranta… ma non li dimostra", "La Mandragola", e la farsa "La lettera di Mammà".
La corrispondenza dei De Filippo, alla quale va aggiunta quella di Luigi, figlio di Peppino, e di Isabella Quarantotti, moglie di Eduardo, è fra l'altro correlata, come avviene anche in altri casi, con alcuni documenti conservati e ordinati nella serie "Parte Generale".
L' "Epistolario" di Paolo Ricci conserva inoltre un nutrito nucleo di lettere, cartoline e documenti, che rimandano, per i loro contenuti, alle questioni politiche e ideologiche, alla lotta antifascista e alle battaglie di moltissimi intellettuali, artisti e uomini politici. Numerose sono, ad esempio, le missive di Antonio D'Ambrosio, artista e attivista; in numero minore sono invece quelle di Davide Lajolo e Giancarlo Pajetta, che spesso firmavano le lettere con i loro pseudonimi, di Giorgio Amendola, Mario Alicata, Pietro Ingrao, Antonello Trombadori, Maurizio Valenzi, per citarne solo alcuni.
Non può non essere inserita in questo contesto la collaborazione attiva di Paolo Ricci (con articoli sull'arte, sulla pittura, sulla scultura, sull'architettura, sulla letteratura, sul teatro, sul cinema, e sui rapporti delle arti con il costume e con la società italiana) ad alcune tra le riviste culturali più importanti degli anni '40, '50 e '60, sulle cui pagine si svolgevano numerose battaglie ideologiche e politiche, e dove non di rado nascevano polemiche, a volte innescate dallo stesso Ricci. Tra le riviste sono da ricordare almeno "La voce", nata a Napoli negli anni '40 e diretta da Mario Alicata, "Cronache Meridionali", "Rinascita", "il Contemporaneo", "Nord-Sud", "Vie Nuove", "l'Unità", "Realismo", di cui Ricci fu anche uno dei redattori. Su queste riviste, inoltre, Paolo Ricci contribuì a far conoscere numerosi artisti: i già citati Luigi Crisconio e Camillo Catelli, ma anche Saverio Gatto, Augusto Perez, Raffaele Lippi, Giovanni Tizzano, Tono Zancanaro, Giuseppe Zigaina, Elio Waschimps, e tanti altri, dei quali nell' "Epistolario" si conservano lettere e cartoline.
Altri corrispondenti e amici furono inoltre Renato Guttuso, Ernesto Treccani, autori di un cospicuo numero di missive, e Francesco Cangiullo, versatile artista futurista molto apprezzato da Ricci. Di lui si conservano lettere dal linguaggio giocoso e a volte decorate dallo stesso autore.
Tra gli artisti, legati a Ricci da sentimenti di amicizia, da comuni esperienze di vita, artistiche, ideologiche e politiche, è da ricordare Carlo Bernari, del quale si conservano pochissime lettere, e Guglielmo Pierce, del quale, invece, non è stata ritrovata alcuna lettera ma solo due minute di risposta di Ricci allo stesso Pierce.
Gli interessi di Paolo Ricci riguardarono anche la letteratura e la storia; con alcuni poeti e scrittori egli fu legato da sentimenti di amicizia e di ammirazione, come Alfonso Gatto, Nazim Hikmet, Pablo Neruda, che incontrò personalmente a Napoli e del quale contribuì, insieme con altri 43 compagni, a far pubblicare, nel 1952, l'opera "Los Versos del Capitan", scritta da Neruda quando era ospite a Capri presso Edwin Cerio e pubblicata da L'Arte Tipografica.
Tra i corrispondenti si ricordano anche Luigi Compagnone, Alessandro Cutolo, Gino Doria, Enrico Malato, Corrado Maltese, Vasco Pratolini, Antonello Trombadori, Lea Vergine. 
                                                      Linda Iacuzio
informazioni redazionali
L'inventario dell' "Epistolario" è stato realizzato da Linda Iacuzio, con il coordinamento di Rosanna Esposito