struttura gerarchica
  • Complessi documentari dell'Archivio di Stato di Napoli 
  • Sede centrale 
serie
Complessi documentari (Anagrafe degli archivi)
livello di descrizione
Fondo
titolo e estremi cronologici
Pignatelli Aragona Cortes1197 - sec. XX  con documenti in copia dal 1101
descrizione fisica
pezzi  10000
metri lineari  137
soggetto produttore
Pignatelli Aragona Cortès, duchi di Monteleone, duchi di Terranova, principi del Sacro Romano Impero (secc. XVII-); Napoli, Palermo
collocazione
locale 160
locale 161
locale 162
locale 163
locale 165
locale 168
locale 232
locale 233
ambiti e contenuto
Nell'ambito della "querelle" sugli archivi privati che si svolse in Europa e in Italia, tra la fine dell' '800 e gli inizi del '900, rientra l'iniziativa intrapresa dalla Direzione dell'Archivio di Stato di Napoli nel 1926, che provocò l'emanazione di un decreto dell'Alto Commissario della provincia di Napoli, con il quale l'archivio Pignatelli Aragona Cortes, uno dei più importanti dell'Italia Meridionale, fu dichiarato indivisibile e inalienabile.
Per evitare la dispersione e la divisione del patrimonio documentario che questo archivio conserva, fu necessario l'intervento sistematico da parte di organi dello Stato Italiano, della Magistratura e delle autorità amministrative e archivistiche.
L'archivio Pignatelli Aragona Cortes era in origine conservato a Palermo, nel maggiore palazzo della famiglia. All'atto dello sgombero del palazzo avvenuto nel 1922, l'archivio fu trasportato a Napoli dove un altro membro della famiglia lo prese in consegna. Ma proprio il trasporto aveva arrecato i primi danni all'archivio, essendoci stata una dispersione di materiale documentario. In seguito, le liti sorte poi tra i diversi membri della famiglia e la mescolanza delle scritture con l'archivio personale del nuovo detentore, misero in allarme le autorità locali. La Direzione dell'Archivio di Stato di Napoli infatti convinse l'Alto Commissariato della Provincia di Napoli, come già anticipato, ad applicare l'articolo 5 e l'articolo 8 della legge del 20 giugno 1909 sulle Antichità e Belle Arti anche all'archivio Pignatelli Aragona Cortes. Infatti fu notificato alla famiglia il citato decreto del 1926 con il quale le si vietava "di vendere, alienare, dividere l'archivio senza il preventivo parere del Ministero dell'Interno".
In seguito ad una seconda lite scoppiata tra i componenti della famiglia nel 1929 per la proprietà dell'archivio e di quelle carte, come i titoli di proprietà, che certificavano le diverse quote ereditarie, fu intentata una causa presso il Tribunale di Napoli. Per dirimere la questione, il Tribunale decise di avvalersi del parere dei funzionari archivistici in qualità di periti. Nella sentenza pubblicata il 13 maggio 1929 si dichiarava nella premessa che la documentazione di un archivio di accertato valore storico, interessando non soltanto il soggetto che lo ha prodotto, ma anche la comunità nazionale, deve pertanto essere considerato "patrimonio ideale comune della Nazione". La sentenza così recitava: "Per quanto grandi possano essere il valore morale o l'affezione per l'archivio privato da parte dei componenti la famiglia più nobile, è interesse pubblico che archivi del genere, come fonti di preziose notizie storiche e raccolte di importante interesse...non siano smembrati a ogni apertura di successione". L'archivio Pignatelli Aragona Cortes fu pertanto dichiarato indivisibile e inalienabile e gli fu riconosciuto lo status di "universitas rerum". Si stabilì inoltre che il detentore dell'archivio, nominato di comune accordo dai coeredi o dall'autorità giudiziaria in mancanza di accordo, non avesse alcun diritto esclusivo di proprietà, ma semplicemente il compito di custodire il complesso documentario e di permetterne la consultazione agli aventi diritto. A questo punto si stilò un inventario di consistenza che vide la stretta collaborazione tra i funzionari archivistici e i membri della famiglia Pigantelli Aragona Cortès. Dall'inventario di consistenza emersero i primi dati relativi all'archivio formato da circa 10.000 unità cartacee e 1954 pergamene. Tale documentazione, di eccezionale valore storico, supera i confini territoriali dell'Italia Meridionale per estendersi al resto della penisola, ma anche alla Spagna e, fuori dall'Europa, al Messico, terra nella quale giunse il conquistatore spagnolo Hernan Cortès.
Consegnatario e custode dell'archivio fu fino al 1930 Diego Aragona Pignatelli Cortès. Dopo la sua morte, Egildo Gentile, archivista di casa Pignatelli dal 1925, fu nominato dalla principessa Rosina, consegnatario del complesso documentario cui aveva dedicato circa trent'anni di cure.
Nel 1956 questo importante complesso archivistico fu trasferito dalla dimora di famiglia sita alla riviera di Chiaia, la Villa Pignatelli, oggi Museo "Diego Aragona Pignatelli Cortès", in deposito presso l'Archivio di Stato di Napoli. Il deposito avvenne per volontà testamentaria della principessa Rosa Fici dei Duchi di Amafi, moglie di Diego Pignatelli, che aveva anche donato allo Stato la villa alla Riviera di Chiaia perché vi fosse istituito il museo. L'incarico di curare il trasferimento dell'archivio, avvenuto in 4 mesi, da gennaio ad aprile del 1956, fu affidato dal Conte Riccardo Filangieri di Candida a Jolanda Donsì Gentile, che aveva affiancato già il padre Egildo nella sua opera di ricostruzione delle serie documentarie. Al deposito del 1956, seguirono le integrazioni del 1958, in seguito al versamento di circa 180 tra volumi e buste, effettuato dal Ministero degli esteri,
contenenti documentazione relativa all'amministrazione dell'Ospedale di Gesù Nazareno di Città del Messico, all'azienda di Atlacomulco e ai beni dell'Italia Meridionale per i secc. XVIII-XX.
L'archivio è costituito da diversi nuclei documentari, a loro volta composti da serie e sottoserie, formatisi in epoche diverse e che si riferiscono soprattutto ai beni e ai feudi che i vari rami della famiglia possedettero nelle province napoletane, in Sicilia, in Spagna e in Messico. Si evidenziano due grossi nuclei documentari principali, uno formatosi a Napoli e uno in Sicilia con sede nel palazzo Monteleone a Palermo, dimora dei Pignatelli duchi di Monteleone, archivi che, prima di essere riuniti, ebbero storie separate.
Un primo riordinamento del complesso documentario esistente in Napoli fu affidato da Maria Carmela Caracciolo di Brienza, moglie di Diego Pigantelli Aragona Cortes seniore, duca di Monteleone, all'archivario Michelangelo Pacifici. Questi, completando il lavoro entro il 1802, divise i documenti per materia fino a costituire CXLII Scansie dove il materiale venne conservato. Il Pacifici redasse un inventario analitico e predispose due enormi pandette alfabetiche, note appunto come "pandette Pacifici" e consultabili presso l'Archivio di Stato di Napoli.
La documentazione che costituisce l'Archivio di Napoli, così riordinato e relativo ai feudi e ai beni che la famiglia possedeva in Italia Meridionale, fu trasferita a Palermo, verso la metà dell'800, nel Palazzo Monteleone e riunita all'Archivio di Sicilia. Quest'ultimo, fu riordinato da Fedele Pollaci-Nuccio per incarico ricevuto da Diego Pignatelli Aragona Cortès, duca di Monteleone e da sua moglie Rosa Fici dei Duchi di Amafi. Nel 1921, al momento dello sgombero del palazzo Monteleone a seguito di espropriazione, si decise di trasferire i due Archivi in Napoli, costituendo nella Villa alla Riviera di Chiaia un "Archivio generale della famiglia". Nel 1925 finalmente l'archivio fu trasferito. La stessa principessa Rosina interpellò il conte Riccardo Filangieri per incaricare persona esperta del suo riordino. Questo incarico fu affidato ad Egildo Gentile. Il materiale documentario fu custodito in scaffali e stipi di legno al II piano delle "dipendenze" di Villa Pignatelli su S. Maria in Portico.
Il lavoro di ricostituzione delle serie dei due archivi, integrate da quelle di recente acquisizione, terminò nel 1930.
Successivamente si provvide allo stralcio di tutte le pergamene che si trovavano ripiegate e inserite nelle diverse serie, al fine di costituire un fondo unico, mantenendo, con delle annotazioni, i riferimenti alle serie di provenienza. Furono estrapolate 1954 pergamene, ordinate secondo un criterio diplomatico e cronologico che, conservate in appositi armadi a cassettiera, andarono a costituire il cosiddetto "Tabulario" e delle quali se ne redasse un inventario.
L' archivio Pignatelli Aragona Cortes, il più cospicuo e certamente uno tra i più completi tra quelli conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli, risulta oggi articolato nelle seguenti serie:
1) "Pergamene" o "Diplomatico", contenente tutte le pergamene (1212-1926, con documenti in copia dal 1101);
2) "Museo" contenente documentazione di natura patrimoniale e corrispondenza, oltre alle carte relative al Teatro Carolino (1516-1893);
3) "Pretorato", contenente la documentazione relativa all'ufficio di pretore della città di Palermo, esercitato da uno dei membri della famiglia tra il 1838 e il 1856 (1791; 1812-1856);
4) "Grande Almirante", contenente la documentazione relativa a questa carica che fu concessa da Carlo V a Giovanni Aragona il 25 novembre 1536 (1338-1797);
5) "Feudi" o "Scaffi", ovvero l' "Archivio portato da Palermo a Napoli", con la documentazione relativa all'amministrazione di tutti gli stati feudali e beni posseduti dalla famiglia in Sicilia (1205- sec. XIX);
6) "Messico", contenente la documentazione relativa agli stati feudali e ai beni posseduti dalla famiglia in Messico (1525-1926);
7) "Napoli", ovvero l'archivio ordinato da Michelangelo Pacifici, trasportato a Palermo e poi da Palermo a Napoli, contenete la documentazione relativa ai beni feudali sparsi nelle province dell'Italia Meridionale appartenuti o pervenuti alla famiglia in seguito a vincoli di parentela con altre famiglie (secc. XIII-XVIII);
8) "Alberi genealogici e piante topografiche" (secc. XVII-XX);
9) "Pignatelli-Messico": si tratta delle carte depositate dal Ministero degli Esteri e già appartenenti alla famiglia, relative all'amministrazione dei beni in Messico dal XVIII al XIX secolo;
10) "Archivio Moderno" (1858- sec. XX), in corso di ordinamento.
Si sottolinea che nell'Archivio Pignatelli Cortès è conservato lo stemma che ripercorre la storia genealogica della famiglia, derivata dall'unione delle tre famiglie principali: gli Aragona di Sicilia, i Pignatelli di Monteleone e i Cortès del Vaglio, oltre alle parentele con numerose famiglie del Regno. Meritano di essere segnalati alcuni documenti originali che riguardano, in particolare, il conquistatore spagnolo Herñan Cortès, la sua conquista del Messico e i titoli conferitigli dai sovrani spagnoli, riconfermati alla sua discendenza e pervenuti in eredità ai Pignatelli di Monteleone. Si tratta del diploma datato 1522 con il quale Carlo V nominò Herñan Cortès Capitano generale e Governatore della Nuova Spagna; il diploma datato 1522 con il quale si intimò a Velasquez, luogotenente del governatore di "Ilamada Cuba", di non armare spedizioni contro Cortès; il diploma datato 1529, con il quale Carlo V conferì ad Herñan Cortès il titolo di Marchese della Valle di Oaxaca; il privilegio di Filippo II con cui il titolo di Marchese venne confermato a Martino Cortès; il testamento di Herñan Cortès, nonché alcune piante relative alla Valle di Oaxaca e all'Ospedale Gesù Nazareno di Città del Messico.
All'archivio Pignatelli Aragona Cortès, giunto con le scaffalature e la mobilia originale, è annessa anche una biblioteca.
Di alcune serie dell'Archivio è in corso la revisione.
strumenti di ricerca presenti in Sala di Studio
inv. 608-647.  Inventari coevi, elenchi parziali e inventari recenti