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struttura gerarchica
  • Complessi documentari dell'Archivio di Stato di Napoli 
serie
Complessi documentari (Anagrafe degli archivi)
livello di descrizione
Fondo
titolo e estremi cronologici
Ministero degli affari esteri1734 - 1875
descrizione fisica
pezzi  7939
soggetto produttore
Ministero degli affari esteri, Napoli
Prima segreteria di Stato, Napoli
Segreteria di stato di casa reale, Napoli
Segreteria di stato degli affari esteri, Napoli
Prefettura di Napoli, Napoli
collocazione
stanza 212-217, 219-220
storia istituzionale
Con il regno di Carlo di Borbone, le relazioni con l'estero furono
attribuite alla prima segreteria di Stato, che aveva ereditato le
competenze della prima segreteria dei vicerè su tutti gli affari di Stato.
Un'autonoma segreteria per gli affari esteri cominciò a funzionare
soltanto a partire dal 1789 e durò fino alla sua trasformazione in
Ministero il 3 giugno 1806. La segreteria di Stato degli Affari Esteri
trattavai rapporti con le potenze straniere, occupandosi della
negoziazione, stipulazione ed osservanza dei trattati di pace, alleanza,
commercio e navigazione; curava inoltre l'archivio diplomatico, la
conservazione, formazione e decrittazione dei cifrari. Le sue
competenze furono ereditate durante il decennio francese dal
Ministero degli Affari Esteri, al quale fu preposto per la prima volta un
ministro con decreto del 6 giugno 1806, come risulta dal "Bullettino
del regno di Napoli", 1806, n. 8, e, a partire dalla Restaurazione, dalla
Segreteria e Ministero di Stato degli Affari Esteri. Istituito con il
decreto del 3 giugno 1806 nell'ambito della generale riorganizzazione
dell'apparato statale compiuto da Giuseppe Bonaparte, il Ministero
degli affari esteri fu confermato con la legge del 10 gennaio 1817.
Molto ampie erano le sue attribuzioni, definite insieme con quelle degli
altri ministeri con decreto del 2 maggio dello stesso anno. Come
riferiva l'Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie, il Ministero
curava "la negoziazione, la stipulazione e l'osservanza dei trattati di
pace, di alleanza, di commercio e di navigazione colle potenze estere; la
corrispondenza così di ministero come di gabinetto colle stesse; la
nomina di ambasciatori, d'inviati straordinari, di ministri plenipotenziari,
di residenti, d'incaricati d'affari, di segretari di ambasciata e di
legazione e di regi consoli all'estero; la corrispondenza con gli anzidetti
impiegati e co' rappresentanti ed agenti diplomatici e commerciali de'
governi esteri, che riseggono presso S. M. e ne' porti del regno; la
conservazione, la formazione e la spiega delle cifre; l'archivio
diplomatico; la creazione e direzione de' corrieri di gabinetto; la
spedizione di passaporti per l'estero; la legalizzazione delle carte che
vengono dall'estero". Fino al 1848 dal ministero dipendeva anche la
Deputazione della Cappella del tesoro di S. Gennaro, poi trasferita al
Ministero della Presidenza del Consiglio dei ministri. I piani
d'organizzazione predisposti per questo fondamentale organo del
governo, emanati rispettivamente il 15
settembre 1817 e il 30 dicembre 1830, benché differenti,
prevedevano entrambi un'articolazione in tre ripartimenti, il secondo
dei quali in particolare doveva provvedere alla stipula di trattati e di
convenzioni e alla rettifica dei confini con lo Stato pontificio. Lo stesso
ufficio si occupava della nomina di ambasciatori e di altri
rappresentanti diplomatici, mentre quella di consoli e di viceconsoli
spettava al terzo ripartimento, a cui erano affidati anche il rilascio
dell'exequatur per le patenti dei consoli e dei viceconsoli esteri nel
regno e i rapporti con le "reggenze barbaresche". La carriera
diplomatica prevedeva diversi gradi: segretario di legazione, segretario
di ambasciata, residente, inviato straordinario, ministro
plenipotenziario, ambasciatore. Oltre a questi funzionari, erano utilizzati
anche "aggiunti di legazione", che, scelti fra giovani di distinta e nobile
famiglia che desiderassero intraprendere la carriera diplomatica, se
idonei, erano tenuti presenti per la provvista dei segretari di
ambasciata e di legazione. Il numero e la qualifica delle
rappresentanze diplomatiche del regno all'estero erano stabiliti con
decreto reale. Con provvedimento del 4 dicembre 1833, il Corpo
consolare fu organizzato in tre classi, a ognuna delle quali furono
assegnate le varie rappresentanze, con le rispettive sedi. Rientravano
nelle prime due "quei consolati che per la loro posizione sono atti ad
esercitare la maggiore influenza sulla prosperità ed incremento del
nostro commercio". Con decreto dello stesso giorno, furono stabilite le
norme per la nomina e la progressione di carriera di consoli e
viceconsoli e fu istituito l'alunnato consolare. Questo consisteva in una
sorta di corso di formazione, a cui potevano accedere i giovani fra i
venti e i ventotto anni d'età che avessero superato speciali prove di
ammissione. I primi fra di essi erano inviati come viceconsoli presso i
consolati generali all'estero. Il decreto stabiliva anche che i consoli di
prima classe fossero scelti fra quelli di seconda e fra gli ufficiali di
prima classe del Ministero. I consoli di seconda classe erano scelti fra
quattro viceconsoli alunni nominati in Trieste, Marsiglia, Genova e
Livorno. I consoli di terza classe invece erano designati fra "i migliori
soggetti del luogo dove sono da destinarsi, siano essi commercianti,
forestieri o nazionali". I viceconsoli erano nominati dai rispettivi
consoli, che rispondevano personalmente della loro condotta . Caduto
il regno borbonico, fu nominato un Luogotenente generale del Re
d'Italia per il governo delle
province continentali dell'Italia meridionale. Mentre gli affari esteri
passarono all'esclusiva competenza del governo centrale a Torino,
"per quella parte, invece, che, specialmente concerne gl'interessi
internazionali de' privati" con lo stesso decreto del 7 novembre del
1860 fu assegnata una competenza al Luogotenente generale, poi
revocata con il decreto del 31 dicembre successivo, che prevedeva la
soppressione della Direzione degli affari esteri in Napoli.
ambiti e contenuto
L'attuale struttura dell'archivio non riflette l'articolazione burocratica del Ministero degli affari esteri e, per la parte più antica, solo parzialmente conserva la suddivisione degli affari che si riscontra nei registri di entrata dei documenti.
Si tratta in tutto di 7939 pezzi.
Come altri archivi provenienti dai ministeri del Regno delle Due Sicilie, anche questo comprende le carte prodotte dalla Segreteria di Stato del primo periodo borbonico.Ooltre a questo consistente nucleo documentario, all'archivio, detto, per tradizione, "degli esteri", sono uniti anche documenti relativi ad altri rami dell'amministrazione del settecento, in quanto l'organo di governo incaricato delle relazioni con l'estero era la Prima Segreteria di Stato, con attribuzioni molto più vaste. Sappiamo che non tutte le carte dell'archivio di questa Segreteria, soppressa soltanto nel 1789, furono attribuite agli organi che ne derivarono. Nell'ordinamento attuale è riconoscibile un'articolazione in serie solo per le carte relative al decennio francese, per gli atti delle legazioni e dei consolati e per la corrispondenza con le Segreterie di Stato.L'archivio non riflette neppure la suddivisione del ministero in ripartimenti e carichi, ma, a partire dal 1834, è generalmente organizzato secondo le etichette con cui anche nei registri di entrata e di spedizione e nelle relative pandette sono classificati gli atti. Pertanto l'archivio risulta composto in massima parte da singoli pezzi o da raggruppamenti di pezzi, la cui natura non è sempre univocamente identificabile a causa dell'insufficienza degli strumenti di corredo attualmente disponibili.Anche l'archivio degli Affari esteri risultò enormemente danneggiato dall'incendio provocato dalle truppe tedesche nel settembre 1943. Questo grande complesso documentario comprende pertanto nuclei di diversa provenienza, il cui ordinamento non permette allo stato attuale di distinguerne le componenti: carte della Prima Segreteria di Stato, a partire dal periodo della conquista del regno e della fondazione della nuova monarchia da parte di Carlo di Borbone (1734) e fino al trasferimento delle attribuzioni in materia di affari esteri a una nuova e specifica Segreteria di Stato, insieme con i documenti prodotti da quest'ultima fino all'invasione francese del 1806; carte del governo napoletano rifugiatosi in Sicilia dal 1806 al 1815; archivio del Ministero degli affari esteri del Decennio francese, fino alla caduta di Gioacchino Murat; archivio del Ministero degli affari esteri napoletano dalla restaurazione al 1860 e affari della Prefettura di Napoli riguardanti questo ramo dell'amministrazione, dal 1860 al 1865. La composita e poco coerente struttura dell'archivio riflette in realtà una complessa vicenda di versamenti, restituzioni e rimaneggiamenti. Ad un primo versamento da parte del Ministero degli affari esteri risalente al periodo immediatamente precedente il rivolgimento politico del luglio 1820, fece seguito la restituzione di alcuni nuclei documentari alla Segreteria di Stato di Casa reale, che successivamente le riconsegnò confuse però con documenti di diversa provenienza. Dopo l'unità d'Italia, contestualmente ai versamenti degli archivi dei diversi ministeri del regno borbonico abbattuto, fu effettuata una nuova consegna di documenti al Grande Archivio, ma già nel 1864 il Ministero degli affari esteri in Torino impose la restituzione di consistenti nuclei di carte ritenute necessarie all'attività di governo. Soltanto una parte di queste fu poi rispedita all'Amministrazione archivistica nel marzo del 1868 dalla Direzione generale degli archivi e Archivio del Regno, mentre altri importanti nuclei documentari furono trattenuti presso il Ministero degli affari esteri, allora residente a Firenze.
strumenti di ricerca presenti in Sala di Studio
inv. 132-138. 
unità di descrizione separate
Maggiordomia maggiore e Soprintendenza di Casa reale