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struttura gerarchica
  • Complessi documentari dell'Archivio di Stato di Napoli 
serie
Complessi documentari (Anagrafe degli archivi)
livello di descrizione
Fondo
titolo e estremi cronologici
Intendenza di Napoli1775 - 1881
altra denominazione: Intendenza borbonica
descrizione fisica
pezzi  2574
soggetto produttore
Intendenza di Napoli, Napoli
storia istituzionale
Considerata "il principale ufficio del Governo" (G. LANDI), l'Intendenza era, in ambito provinciale, la magistratura incaricata "dell'amministrazione civile e finanziera e dell'alta polizia". Istituita con la "Legge sulla divisione ed amministrazione delle provincie del regno" dell'8 agosto 1806, l'Intendenza di Napoli, come le altre, dipendeva gerarchicamente dal Ministero dell'interno, ma corrispondeva direttamente con tutti i ministeri, per conto dei quali svolgeva servizi in ambito provinciale. Rispetto alle altre intendenze, quella di Napoli non aveva compiti di "alta polizia", cioè in materia di prevenzione dei reati contro la sicurezza interna ed esterna dello Stato, come reità di Stato, riunioni settarie e fazioni, affidati invece prima ad una Commissione di polizia e poi alla Prefettura di polizia. L'intendente era tenuto a visitare ogni due anni la sua provincia, per rilevarne lo stato e proporre i provvedimenti necessari. Egli presiedeva ogni commissione o consiglio fisso o temporaneo nella provincia, riceveva i ricorsi dei comuni, degli stabilimenti pubblici e dei privati, risolveva le controversie, segnalava i nominativi dei sudditi meritevoli della sovrana benevolenza. Gli era invece vietato stabilire imposte. La custodia dell'archivio era compito del Segretario generale, che accompagnava con la sua firma quella dell'intendente negli atti pubblici e lo sostituiva in caso d'impedimento. Con l'intendente collaborava il Consiglio d'Intendenza che, presieduto da lui stesso e composto da 5, 4 o 3 consiglieri a seconda si trattasse di intendenze di 1a, 2a o 3a classe, era giudice ordinario di prima istanza del contenzioso amministrativo ed aveva funzioni consultive. Le sue deliberazioni prendevano il nome di avvisi, se richieste dall'intendente, di decisioni, se pronunciate in sede di contenzioso. L'istituzione delle intendenze fu confermata dopo la restaurazione borbonica con la "Legge organica dell'amministrazione civile" del 12 dicembre 1816 (per la Sicilia fu invece emanato il r.d. 11 ottobre 1817), che definiva l'intendente "prima autorità della provincia", incaricata dell'amministrazione dei comuni, dei pubblici stabilimenti e di tutta l'amministrazione interna, dell'amministrazione finanziaria, del reclutamento dell'esercito e, sempre con l'eccezione di quella di Napoli, anche dell'alta polizia. Come ha notato il Landi, si concentravano così in questa magistratura, in mancanza di organi periferici delle amministrazioni speciali, "competenze di ogni sorta, che oggi sono distribuite fra diversi uffici (intendente di finanza, provveditore alle opere pubbliche, provveditore agli studi, etc.)". Robert C. Fried, affermando che l'intendente del Regno delle Due Sicilie esercitava una somma di poteri veramente notevole, gli riconosce, nel suo esame comparato della posizione dei "funzionari di tipo prefettizio [posti] a capo degli uffici periferici dello Stato e delle amministrazioni locali" degli Stati italiani preunitari, una preminenza relativamente alle "funzioni di controllo dei servizi amministrativi periferici" R. C. FRIED, "Il prefetto in Italia", Milano, Giuffré, 1967, p. 55). L'intendente vigilava sulla pubblicazione di leggi, decreti e regolamenti, pubblicava un giornale che riuniva gli atti del governo e dell'amministrazione pubblica, poteva richiedere l'intervento della forza militare, che comunque dipendeva dai rispettivi comandi. Gli atti pubblicati dall'intendente prendevano la denominazione di ordinanze o di istruzioni. Dall'intendente dipendevano i sottointendenti, che operavano a livello di distretto. Il regolamento delle Segreterie delle intendenze, che si sarebbe dovuto emanare entro tre mesi, fu invece pubblicato soltanto il 31 luglio 1840 (P. PETITTI, "Repertorio amministrativo", I, Napoli 1852, pp. 178-190), con validità anche per la Sicilia, e poi sostituito con quello emanato il 7 aprile 1851 (sostituito, per la Sicilia, dal regolamento del 24 maggio 1852). Il primo stabiliva una suddivisione in cinque uffici: Segretariato generale; Affari interni; Polizia generale e guerra e marina; Finanze, giustizia e affari ecclesiastici; Contabilità provinciale e comunale. Ogni ufficio era articolato in più carichi. L'archivio provinciale costituiva invece una sezione della Segreteria dell'Intendenza. L'intendente doveva poi ogni anno rendere il conto morale della gestione dei fondi della segreteria al Consiglio provinciale. Con il regolamento del 1851 l'Intendenza fu invece ripartita in quattro uffici, ciascuno diviso in tre carichi: Segretariato generale, giustizia e polizia, guerra e marina; Amministrazione provinciale e lavori pubblici; Amministrazioni comunali; Amministrazioni speciali. Il nuovo ordinamento attribuiva ad uffici diversi i compiti relativi all'amministrazione della provincia e a quella dei comuni, prima concentrati tutti nel secondo ufficio. Nel quarto ufficio erano riuniti i servizi riguardanti la pubblica istruzione, gli scavi, i musei e le belle arti, la salute pubblica, gli archivi provinciali, prima ripartiti fra i primi due uffici. La Segreteria del Consiglio d'Intendenza, ora separata dagli uffici e posta alle dirette dipendenze della Segreteria generale, curava in particolare la tenuta dei fogli di udienza, i registri cioè delle decisioni del Consiglio, la formazione del ruolo delle cause pendenti, la tenuta dei registri delle domande delle parti e del repertorio degli atti soggetti a registrazione presso l'Ufficio del registro e bollo, la tenuta del registro degli avvisi per gli affari riguardanti i comuni, la provincia e le altre amministrazioni. Il regolamento del 1851 specificava che i tre carichi in cui si articolavano le sottointendenze dovevano esercitare rispettivamente le attribuzioni del 1°, del 2° e del 3°, e infine del 4° ufficio delle Segreterie delle intendenze.
ambiti e contenuto
L'archivio dell'Intendenza di Napoli, impropriamente conosciuto anche con il nome di Intendenza borbonica, è diviso in tre parti, corrispondenti ai tre versamenti effettuati entro il 1899 dalla Prefettura e dalla Deputazione provinciale di Napoli, magistrature subentrate dopo l'unità rispettivamente all'Intendenza e al Consiglio d'Intendenza. La prima parte, costituita da 1871 pezzi, dispone di inventari specifici per serie o gruppi di serie. Per il secondo versamento, comprendente 173 pezzi, esiste un singolo inventario generale. Per la documentazione del terzo versamento (originariamente comprensiva di 13618 pezzi), va fatta menzione speciale, in quanto, a seguito di un incendio, è andata in gran parte distrutta. Quest'ultimo gruppo comprende circa 530 fasci di affari generali del Consiglio generale degli Ospizi. La documentazione dell'archivio si riferisce sostanzialmente al periodo 1806-1867, ma vi sono compresi anche nuclei a partire dal 1785 e fino al 1881, provenienti dalla Prefettura.
Il riordinamento è stato condotto da Catello Salvati con Renata Orefice, Giulia Rossi e Lidia Castaldo.
L'ordinamento dell'archivio non riflette l'articolazione degli uffici dell'Intendenza, ma un'organizzazione per funzioni o rami d'amministrazione.
strumenti di ricerca presenti in Sala di Studio
inv. 412-415; 493-500; 526-527. 
unità di descrizione separate
Regno di Napoli, governo di Napoli; Regno delle Due Sicilie. Regno d'Italia. Ministero degli affari interni. Consiglio generale degli ospizi (1809 - 1862)