struttura gerarchica
  • Complessi documentari dell'Archivio di Stato di Napoli 
  • Archivi privati 
serie
Complessi documentari (Anagrafe degli archivi)
livello di descrizione
Fondo
titolo e estremi cronologici
Borbone1713 - 1890
descrizione fisica
pezzi  2640
metri lineari  184,20
soggetto produttore
Borbone, re del Regno di Napoli, poi delle Due Sicilie (1716 - 1894)
collocazione
stanza 170
ambiti e contenuto
L'Archivio Borbone, acquistato nel 1951 dallo Stato italiano e destinato all'archivio di Stato di Napoli, completa e integra l'archivio di Casa Reale.
Nel 1937 cominciò a divulgarsi la notizia dell'esistenza di un archivio, non di carattere prevalentemente personale, che aveva seguito Francesco II nell'esilio e di cui era depositario il rappresentante della casa dei Borbone, don Ferdinando, duca di Calabria. Iniziarono così le trattative tra l'erede e il soprintendente Filangieri per il recupero della documentazione. Lo scoppio del conflitto bellico tuttavia arrestò le trattative e solo nel 1950 il Filangieri si poté recare in Germania a Lindau per conoscere la consistenza dell'archivio che era collocato nel castello di Hohenschwangau. Da un primo esame della documentazione il Filangieri poté ricostruire la storia del fondo. Si apprese così che Francesco II, allontanandosi da Napoli per riparare a Gaeta, aveva dato ordine di scegliere dagli archivi di Casa Reale gruppi di carte che lui considerava più utili e importanti e di inviarle al palazzo Farnese di Roma. A queste si aggiunsero nel 1861, dopo la presa di Gaeta tutte le carte che si erano formate e prodotte in quel periodo e poi quelle dalla corte del re nella dimora del palazzo Farnese. Sopraggiunta la caduta di Roma, Francesco II che aveva acquistato una casa a Monaco di Baviera, vi fece trasportare l'archivio. Morto Francesco nel 1895, gli era successo, nella rappresentanza della dinastia il fratello terzogenito Alfonso, conte di Caserta, che, sposatosi con la principessa Antonietta di Borbone, ebbe come primogenito Ferdinando, duca di Calabria. Fu proprio questi che scoppiata la guerra ritenne opportuno trasferire l'archivio nel castello di Hohenschwangau, di proprietà del principe Ruprecht di Baviera. Una quantità di materiale documentario pari a quasi due terzi dell'archivio era riuscito a raggiungere la nuova destinazione, ma l'ultimo autocarro fu inspiegabilmente bloccato dalle autorità tedesche che ne impedirono la partenza. Qualche giorno dopo la casa di Francesco II fu bombardata e distrutta e con essa tutta quella parte della documentazione ivi rimasta. Le carte distrutte riguardavano tutta la corrispondenza che i sovrani borbonici avevano tenuto con i loro ambasciatori e che dovevano formare un gruppo di 599 fasci di carteggi, di cui risultavano solo 130. Il Filangieri nell'esaminare la documentazione apprese che nel 1864 furono consegnate carte a un tal Manera, agente della Regia Casa, e che questi nel 1872 le aveva date al conte di Laurito perché fossero inviate a Vienna. Le cassette dovevano contenere carte farnesiane. Poiché però egli rinvenne in archivio 11 cassette indirizzate all'arciduca Alberto a Vienna, contenenti inventari e carteggi farnesiani, si ebbe la prova che le cassette erano poi ritornate in archivio, cioè non erano mai state spedite. Altre carte farnesiane, che il conte di Caserta aveva consegnato all'avvocato Emidio Germani, riguardanti un'antica lite tra la casa Farnese e la famiglia Pallavicino, con numerose pergamene si trovavano presso il duca di Calabria e furono rimesse in archivio. La relazione del Filangieri, redatta per definire l'acquisto dell'archivio, diede al Ministero dell'interno e all'Ufficio Centrale degli Archivi di Stato gli elementi conclusivi per l'accettazione della proposta di recupero. Così il 4 luglio 1951 si comunicò alla Prefettura di Napoli l'acquisto dell'archivio della casa Borbone delle Due Sicilie, destinandolo all'Archivio di Stato di Napoli. L'11 novembre 1951 venne rogato presso la Prefettura di Napoli l'atto ufficiale. Tuttavia prima dell'effettivo rientro in Italia dell'archivio, avvenuto il 30 maggio 1953, dovevano passare altri due anni.
Il Filangieri si pose al lavoro di riordino tenendo conto della ripartizione delle carte in base ai sovrani quale l'archivio presentava prima del disordine prodotto a Monaco. Intraprese così un lavoro di ricognizione sistematica del materiale per separare, da quello che era il vero e proprio archivio, gli altri documenti che vi erano stati inseriti. Circoscritta così la documentazione alla sua effettiva consistenza, il principio ispiratore del riordinamento fu quello del rispetto dei criteri archivistici coevi alla documentazione tenendo conto della ricostruzione delle vicende storiche. I criteri di ordinamento erano stabiliti in effetti dalla Segreteria particolare del re stabiliti sulla base del progetto Caprioli del 1832 che prevedeva la ripartizione e l'organizzazione dell'archivio in ordine cronologico per anni di regno, e la successiva divisione delle serie in sezioni, volumi e fascicoli.
L'archivio Borbone, mentre costituiva un fondo privato della famiglia, andava d'altra parte ad integrare le scritture già esistenti, compensando in parte le lacune dovute alle dispersioni. Nel suo complesso, l'archivio ripercorre le vicende storiche del Regno di Napoli, poi delle Due Sicilie, dal 1734 fino alla caduta della dinastia. Ad eccezione di piccoli nuclei documentari, l'archivio si presenta oggi in buono stato di conservazione, con le originarie legature in volume, la divisione per sovrani e per materia, la successione cronologica e numerica dei fascicoli e delle pratiche.
Il riordinamento iniziò nel 1953. L'archivio fu ripartito in 7 sezioni rispondenti alle classificazioni dei precedenti archivi di Casa Reale:
1) Registri di corrispondenza del ministro Bernardo Tanucci, fasci nn. 1-31
2) Carte della regina Maria Carolina, fasci nn. 32-110
3) Carte del re Ferdinando IV, fasci nn. 111-354
4) Carte del re Francesco I, fasci nn. 355-750
5) Carte del re Ferdinando II, fasci nn. 751-1131
6) Carte del re Francesco II, fasci nn. 1132-1200
7) Carte del re Francesco II, da Gaeta all'esilio, fasci nn. 1201-1863.
A conclusione dei lavori di riordinamento, l'archivio Borbone fu aperto al pubblico fino alle carte del re Francesco I, nel maggio 1955; nel 1958 la consultazione fu estesa fino alle carte di Ferdinando II e infine nel 1960, in coincidenza con il centenario dell'unità d'Italia, fu aperta al pubblico anche la serie delle scritture di Francesco.
L'archivio Borbone è composto non solo di documenti ma anche da un notevole numero di opere manoscritte, libri, opuscoli a stampa, giornali, manifesti per un ammontare complessivo di 777 unità, alcune delle quali miscellanee e costituite da oltre cento elementi ciascuna. L'inventario è il frutto di un accurato spoglio di ogni singolo fascio.
strumenti di ricerca presenti in Sala di Studio
inv. 564-565.  Inventario a stampa a cura di Jole Mazzoleni
unità di descrizione separate
Maggiordomia maggiore e Soprintendenza generale di Casa Reale.