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serie
Enti
codice
0000000186
intestazione autorizzata
Direzione generale di polizia, Napoli
contesto: Regno di Napoli; Repubblica partenopea; Regno di Napoli
date: 1798 - 1803
date di esistenza
1798 - 1803
storia
Preceduta dall'istituzione di un Ufficio di segreteria per gli affari di polizia con il compito di coadiuvare il Reggente della Gran Corte della Vicaria nello svolgimento di queste funzioni, la prammatica del 7 novembre 1798, mirando a separare "dal corpo de' differenti tribunali e magistrati della capitale" i servizi di polizia, realizzava un passo decisivo in direzione di una più netta distinzione fra gli organi che vi erano addetti e quelli a cui competevano funzioni propriamente giudiziarie.
Il provvedimento costituisce un significativo antecedente di importanti sviluppi in Italia, verificatisi soprattutto durante il decennio francese, e delle moderne organizzazioni dell'amministrazione di polizia. La radicale riforma dell'amministrazione di polizia solo in parte tuttavia poté essere realmente attuata, a causa dei successivi rivolgimenti militari e politici, dalla fuga della corte a Palermo alla proclamazione della Repubblica.
Il provvedimento stabiliva che "i tribunali ed i differenti giudici della capitale non siano distratti dalle cure della Polizia e possano occuparsi tutt'interi nell'amministrazione della giustizia ne' rami, che sono stati ad essi loro confidati". Ribadito che la Gran Corte della Vicaria, ora sottoposta ad un Presidente in luogo del soppresso Reggente, non avrebbe dovuto avere più "alcuna ingerenza nella materia di polizia", si istituiva così una nuova magistratura che, composta da un Direttore generale, 12 giudici commissari, 36 ispettori e 72 subispettori, aveva giurisdizione sui 12 quartieri in cui era stata divisa la città con la prammatica del 6 gennaio 1779, nonché sul cosiddetto Quartiere militare, fermo restando però che i delitti commessi nell'ambito di quest'ultimo restavano di competenza dell'Udienza generale di guerra e Casa reale. Al Direttore generale, carica a cui fu chiamato Giuseppe Guidobaldi, già giudice della Vicaria criminale e membro della Giunta Decretoria di Stato, erano affidati funzioni e poteri molto ampi, anche relativamente alla "prevenzione de' delitti". Non solo infatti riceveva i rapporti dei giudici commissari e rivedeva "inappellabilmente" i decreti pronunciati per reati di polizia, trasmetteva un rapporto giornaliero al capitano generale della città, eseguiva nella capitale gli arresti disposti anche dagli altri tribunali e soprintendeva a tutte le carceri della città, ma costituiva anche il canale attraverso cui si dovevano svolgere "le relazioni tra la polizia ed il governo e tra quella ed i magistrati della città e delle provincie". Tre ispettori di polizia per ciascun quartiere poi informavano il rispettivo giudice commissario e ricevevano i rapporti dei 72 subispettori, fra cui erano ripartiti i vichi e le strade di Napoli. Questo personale fu poi integrato il 10 novembre 1798, con 4 scrivani fiscali, addetti alla Direzione di Polizia e con altri 24 presso i giudici commissari. Passava agli ordini del Direttore il corpo degli Alabardieri, prima al servizio della Gran Corte. Per evitare confusione di competenze con la Vicaria, la prammatica elencava le materie che rientravano nel ramo di polizia, dai "regolamenti per la prevenzione de' delitti", all' "assodamento della prima pruova nelle informazioni criminali pe' delitti che si commettono nella capitale", al perseguimento di mendicanti, vagabondi e rissosi, degli asportatori e venditori di armi proibite, dei giocatori di professione e delle prostitute, al controllo del movimento e della permanenza dei forestieri nella capitale. Per gli altri delitti invece, pur potendo procedere comunque all'arresto degl'imputati, indipendentemente dai privilegi di foro e in qualità di delegato di tutti i tribunali, il Direttore di polizia era tenuto a passare gli atti o al foro ordinario o ad uno dei numerosi fori privilegiati.