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serie
Enti
codice
0000000274
intestazione autorizzata
Ministero degli affari esteri, Napoli
contesto: Regno di Napoli; Regno delle due Sicilie
date: 1806 - 1860
date di esistenza
1806 - 1860
storia
Le competenze della Segreteria di Stato degli affari esteri del primo periodo borbonico furono ereditate durante il decennio francese dal Ministero degli Affari Esteri, al quale fu preposto per la prima volta un ministro con decreto del 6 giugno 1806, come risulta dal "Bullettino del regno di Napoli", 1806, n. 8, e, a partire dalla Restaurazione, dalla Segreteria e Ministero di Stato degli affari esteri. Istituito con il decreto del 3 giugno 1806 nell'ambito della generale riorganizzazione dell'apparato statale compiuta da Giuseppe Bonaparte, il Ministero degli affari esteri fu confermato con la legge del 10 gennaio 1817.
Molto ampie erano le sue attribuzioni, definite insieme con quelle degli altri ministeri con decreto del 2 maggio dello stesso anno. Come riferiva l'Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie, il Ministero curava "la negoziazione, la stipulazione e l'osservanza dei trattati di pace, di alleanza, di commercio e di navigazione colle potenze estere; la corrispondenza così di ministero come di gabinetto colle stesse; la nomina di ambasciatori, d'inviati straordinari, di ministri plenipotenziari, di residenti, d'incaricati d'affari, di segretari di ambasciata e di legazione e di regi consoli all'estero; la corrispondenza con gli anzidetti impiegati e co' rappresentanti ed agenti diplomatici e commerciali de' governi esteri, che riseggono presso S. M. e ne' porti del regno; la conservazione, la formazione e la spiega delle cifre; l'archivio diplomatico; la creazione e direzione de' corrieri di gabinetto; la spedizione di passaporti per l'estero; la legalizzazione delle carte che vengono dall'estero". Fino al 1848 dal ministero dipendeva anche la Deputazione della Cappella del Tesoro di S. Gennaro, poi trasferita al Ministero della Presidenza del Consiglio dei ministri. I piani d'organizzazione predisposti per questo fondamentale organo del governo, emanati rispettivamente il 15 settembre 1817 e il 30 dicembre 1830, benché differenti, prevedevano entrambi un'articolazione in tre ripartimenti, il secondo dei quali in particolare doveva provvedere alla stipula di trattati e di convenzioni e alla rettifica dei confini con lo Stato pontificio. Lo stesso ufficio si occupava della nomina di ambasciatori e di altri rappresentanti diplomatici, mentre quella di consoli e di viceconsoli spettava al terzo ripartimento, a cui erano affidati anche il rilascio dell'exequatur per le patenti dei consoli e dei viceconsoli esteri nel regno e i rapporti con le "reggenze barbaresche".
La carriera diplomatica prevedeva diversi gradi: segretario di legazione, segretario di ambasciata, residente, inviato straordinario, ministro plenipotenziario, ambasciatore. Oltre a questi funzionari (quelli con incarico a carattere straordinario ricevevano, al momento del conferimento, una dettagliata nota di "istruzioni"), erano utilizzati anche "aggiunti di legazione", che, scelti fra giovani di distinta e nobile famiglia che desiderassero intraprendere la carriera diplomatica, se idonei, erano tenuti presenti per la provvista dei segretari di ambasciata e di legazione. Il numero e la qualifica delle rappresentanze diplomatiche del regno all'estero erano stabiliti con decreto reale. Con provvedimento del 4 dicembre 1833, il Corpo consolare fu organizzato in tre classi, a ognuna delle quali furono assegnate le varie rappresentanze, con le rispettive sedi. Rientravano nelle prime due "quei consolati che per la loro posizione sono atti ad esercitare la maggiore influenza sulla prosperità ed incremento del nostro commercio". Con decreto dello stesso giorno, furono stabilite le norme per la nomina e la progressione di carriera di consoli e viceconsoli e fu istituito l'alunnato consolare. Questo consisteva in una sorta di corso di formazione, a cui potevano accedere i giovani fra i venti e i ventotto anni d'età che avessero superato speciali prove di ammissione. I primi fra di essi erano inviati come viceconsoli presso i consolati generali all'estero. Il decreto stabiliva anche che i consoli di prima classe fossero scelti fra quelli di seconda e fra gli ufficiali di prima classe del Ministero. I consoli di seconda classe erano scelti fra quattro viceconsoli alunni nominati in Trieste, Marsiglia, Genova e Livorno. I consoli di terza classe invece erano designati fra "i migliori soggetti del luogo dove sono da destinarsi, siano essi commercianti, forestieri o nazionali". I viceconsoli erano nominati dai rispettivi consoli, che rispondevano personalmente della loro condotta.
Caduto il regno borbonico, fu nominato un Luogotenente generale del Re d'Italia per il governo delle province continentali dell'Italia meridionale. Mentre gli affari esteri passarono all'esclusiva competenza del governo centrale a Torino, "per quella parte, invece, che, specialmente concerne gl'interessi internazionali de' privati" con lo stesso decreto del 7 novembre del 1860 fu assegnata una competenza al Luogotenente generale, poi revocata con il decreto del 31 dicembre successivo, che prevedeva la soppressione della Direzione degli affari esteri in Napoli.
condizione giuridica
uffici centrali del periodo napoleonico e/o di governo provvisorio
uffici centrali della Restaurazione
uffici centrali preunitari
documentazione collegata
Ministero degli affari esteri
fonti
G. LANDI: Istituzioni di diritto pubblico del Regno delle Due Sicilie (1815-1861), Napoli, Giuffrè, 1977, tomo I, pp. 267 - 270.