serie
Enti
codice
0000000388
intestazione autorizzata
Commissione esecutrice del concordato, Napoli
contesto: Regno delle due Sicilie
date: 1818 - s.d.
date di esistenza
1818 - s.d.
storia
La legge del 21 marzo 1818 sanciva a tutti gli effetti il concordato stipulato fra Ferdinando I e il pontefice Pio VII.
Tale accordo si rendeva necessario al momento della restaurazione borbonica per "riparare i disordini che nelle materie ecclesiastiche si sono introdotti nel Regno" e, quindi, per regolamentare il regime dei rapporti fra Stato e Chiesa, dopo i disordini causati dall'occupazione francese.
A seguito di tale provvedimento, il governo borbonico assicurava alla Chiesa la facoltą di acquistare nuovi possedimenti e le consentiva un appoggio economico sostanziale, tramite lo stanziamento di contributi per le rendite annuali delle mense e dei capitoli vescovili. Per effetto di quanto sanzionato, la religione cattolica veniva considerata "la sola religione del Regno delle Due Sicilie" e, pertanto, l'insegnamento di questa nelle Regie Universitą e nelle scuole pubbliche e private doveva svolgersi in modo del tutto conforme alla dottrina. A Ferdinando I ed ai suoi successori al trono veniva accordato dal Sommo Pontefice "l'indulto", ovvero il diritto di nomina perpetuo degli ecclesiastici a tutti i vescovati ed arcivescovati del Regno delle Due Sicilie.
Si decretava, inoltre, che i beni ecclesiastici, espropriati durante il Decennio, ma non ancora alienati, e poi confluiti nelle casse del Demanio, fossero restituiti alla Chiesa e che fossero amministrati da "quattro soggetti, due dei quali nominati da Sua Santitą e due da Sua Maestą", che costituivano le due Commissioni per l'esecuzione del Concordato (o Alta Commissione) e per l'amministrazione del patrimonio ecclesiastico regolare. La prima, costituita da un Nunzio Apostolico e dal Ministro degli affari ecclesiastici, era incaricata dell'esecuzione del Concordato e di dotare i monasteri dei beni incamerati nel decennio. La seconda, alle dipendenze dell'Alta Commissione, si occupava di amministrare il patrimonio ecclesiastico regolare, incamerato dai francesi e non ancora destinato ad altro uso. L'esecuzione delle norme sancite dal Concordato spettava al Ministero degli affari ecclesiastici.
Le due commissioni, istituite nell'ambito della legge del 21 marzo 1818, ebbero vita autonoma fino al 1836, quando con r.d. del 17 maggio fu stabilito che la Commissione amministratrice del patrimonio ecclesiastico regolare dovesse sopravvivere come stralcio e che per questo fosse riunita alla Commissione esecutrice del concordato, che manteneva le stesse originarie attribuzioni.
Si deliberava, inoltre, che le operazioni relative all'ultimazione dei conti fossero effettuate sotto il controllo della Commissione esecutrice del concordato.
documentazione collegata
Commissione esecutrice del Concordato
fonti
P. FRANZESE: L'archivio storico diocesano di Caserta, Caserta, Depigraf, 2000, pp. XVII-XX.
J. MAZZOLENI: Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. XV al sec. XX, II, Napoli, Arte Tipografica, p. 291-292.
STORIA DI NAPOLI, V, Bari, Dedalo, 1976, pp. 153-154.
F. TRINCHERA: Degli Archivii Napolitani, Napoli, Archivio di Stato di Napoli, 1872, pp. 478-479.