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serie
Enti
codice
0000000560
intestazione autorizzata
Archivio generale del Regno, Napoli
contesto: Regno di Napoli; Regno delle due Sicilie
date: 1808 - 1818
Grande archivio del Regno, Napoli
contesto: Regno delle due Sicilie
date: 1818 - 1874
Archivio di Stato di Napoli, Napoli
contesto: Italia
date: 1874 -
date di esistenza
1808 -
storia
Istituito, alle dipendenze del Ministero degli affari interni, con il regio decreto del 22 dicembre 1808 con il compito di riunire le scritture degli organi dello Stato, l'Archivio generale del regno costituì il primo esempio in Italia di istituto archivistico con caratteristiche di generalità e di pubblicità. La sua prima sede fu in Castelcapuano, dove andarono a concentrarsi gli atti delle magistrature statali cessate, fino agli organi dello Stato borbonico, appena abbattuto. Il decreto istitutivo faceva riferimento in particolare agli archivi di alcune magistrature dell'antico regime, la Cancelleria, le Segreterie di Stato, la Regia Camera della Sommaria (complesso documentario costituito propriamente da sei archivi, rispettivamente l'Archivio Grande, quelli dei Quinternioni, del Cedolario, delle Significatorie, del Patrimonio dei fiscali e degli arrendamenti, della Zecca), i banchi, la Giunta degli abusi, la Giunta di Sicilia e il Cappellano maggiore. Non previsto dal decreto istitutivo, il versamento degli atti degli archivi giudiziari fu effettuato a seguito del regolamento del 16 luglio 1812, che determinò la concentrazione di atti provenienti da altre importanti magistrature dell'antico regime, fra cui la Real Camera di Santa Chiara. Il regolamento stabiliva anche il versamento periodico dei registri dello stato civile, istituito nel 1808, Con il decreto del 3 gennaio 1811 l'Archivio generale fu diviso in quattro uffici: 1. Costituzione e storia dello Stato, 2. Amministrazione interna e comunale, 3. Finanze e demani, 4. Atti giudiziari.
Fu anche istituito un organo collegiale, la Commissione generale degli archivi del regno, con l'incarico di dirigere e amministrare gli archivi del regno (il decreto istitutivo degli "archivi provinciali" fu emanato il 22 ottobre 1812).
Dopo la restaurazione borbonica, una Commissione fu incaricata di elaborare un progetto di organizzazione degli archivi, che sarebbe stato a fondamento della Legge organica del 12 novembre 1818. Questa, ribadito il carattere pubblico dell'Istituto ("Il Grande Archivio è pubblico. Ciascuno potrà osservare le carte che vi si conservano e chiederne copia"), attribuì all'Istituto la nuova denominazione di Grande Archivio del Regno, e stabilì che avesse, in corrispondenza con le cinque classi in cui erano divisi i fondi documentari che conservava, in cinque uffici, aggiungendo ai quattro precedenti un ufficio di Guerra e marina. La legge del 1818, rimasta in vigore fino al 1875, fissò inoltre la divisione delle scritture in cinque sezioni: 1. Diplomatica e politica, 2. Amministrazione interna, 3. Amministrazione finanziaria, 4. Atti giudiziari, 5. Guerra e marina. Al Grande Archivio di Napoli fu attribuita anche la direzione degli archivi delle badie benedettine di Cava dei Tirreni, Montecassino e Montevergine, che ebbero lo status di sezioni del Grande Archivio di Napoli. La stessa legge attribuì l'incarico di vigilare ("l'ispezione superiore") sugli archivi del regno ad un Soprintendente generale. La poco funzionale duplicazione di funzioni cessò con il decreto del 16 dicembre 1826, che nominò Antonio Spinelli Soprintendente generale e riunì a questa carica quella di Direttore del Grande Archivio. La legge organica del 12 novembre 1818 restò in vigore fino alla riorganizzazione dell'intero settore archivistico attuata dopo l'unità italiana nel 1874 e nel 1875. Con il Regolamento del 26 ottobre 1841 fu stabilito il criterio della periodicità quinquennale dei versamenti dei documenti degli uffici dello Stato al Grande Archivio.
L'insufficienza dei locali e il cattivo stato di conservazione delle scritture in Castel Capuano provocarono il rescritto del 25 apr. 1835, che destinò a sede del Grande Archivio l'edificio del soppresso monastero dei SS. Severino e Sossio al Pendino. Compiuti gli opportuni adattamenti, le scritture vi furono sistemate e, nel 1845, in occasione del congresso nazionale degli scienziati italiani, la nuova sede fu solennemente inaugurata. Nel 1885 l'amministrazione militare cedette all'Archivio di Stato di Napoli l'archivio militare di Pizzofalcone, con il relativo edificio, già sede dell'ufficio topografico.
A partire dal 1848 l'amministrazione degli archivi passò più volte dal Ministero degli affari interni a quella del Ministero della pubblica istruzione. Con decreto del 16 aprile di quell'anno infatti, gli archivi, considerati "come stabilimenti letterari", furono attribuiti al Ministero della pubblica istruzione. Già il 6 giugno 1848 furono però restituiti al Ministero degli affari interni. La stessa alternanza si verificò fra il decreto del 7 settembre 1848 e quello del 18 agosto 1849. Infine il Luogotenente delle province napoletane, con decreto del 23 febbraio 1861 trasferì nuovamente l'amministrazione degli archivi al Dicastero della pubblica istruzione. Nell'ambito dell'ordinamento italiano, che, a seguito del parere (non unanime) di una commissione di esperti, attribuì tutti gli archivi di Stato all'Amministrazione dell'interno (r.d. 5 marzo 1874, n. 1852), l'Istituto assunse la denominazione definitiva di Archivio di Stato di Napoli, che conserva ancora oggi. Le nuove funzioni degli istituti archivistici furono stabilite con il r.d. 27 maggio 1875, n. 2552. Da allora l'Archivio di Stato di Napoli ebbe il compito, comune agli altri analoghi istituti che avevano sede nelle città già capitali, di conservare gli archivi delle magistrature centrali degli Stati preunitari di cui Napoli era stata il centro politico, e la funzione, propria di tutti gli archivi di ambito provinciale, di ricevere la documentazione prodotta dagli uffici statali operanti nell'ambito della provincia di Napoli. Istituite le Soprintendenze con il r.d. 26 marzo 1874, n. 1861 (poi soppresse nel 1892), al Direttore dell'Archivio di Stato di Napoli fu attribuito anche il titolo di Soprintendente, con il compito di vigilare sul servizio archivistico nelle province dell'Italia meridionale continentale. Il medesimo decreto istituiva "Scuole di paleografia e di dottrina archivistica" negli "archivi principali", fra cui quello di Napoli. A questo corso, che l'Istituto ancora oggi svolge ad anni alterni, fu dato un regolamento con decreto del 2 ottobre 1911, n. 1163, tuttora in vigore.
Gravissimi furono i danni subiti dal patrimonio documentario conservato dall'Archivio di Stato di Napoli durante la seconda guerra mondiale, dovuti soprattutto all'incendio della villa Montesano in San Paolo Belsito, presso Nola, in cui erano stati riposti i documenti che Riccardo Filangieri, allora direttore, aveva considerato più preziosi. In quella circostanza andarono perduti interi archivi e importanti nuclei documentari di diversi fondi. Fra le perdite più gravi, i registri della Cancelleria angioina e della Cancelleria aragonese. Dopo la guerra fu intrapreso un paziente lavoro di ricostruzione del contenuto dei documenti angioini, che a tutt'oggi ammontano a oltre 40 volumi, pubblicati a cura dell'Accademia Pontaniana di Napoli. Gli archivisti, fra i quali Jole Mazzoleni, che in seguito diresse l'Istituto, si adoperarono con grande impegno e spirito di sacrificio a rilevare le perdite e a censire e a ricomporre il comunque ricco patrimonio archivistico rimasto.
Nel 1975, con legge del 29 gennaio, n. 5 (che convertiva il precedente decreto 14 dicembre, n. 657), gli Archivi di Stato furono posti alle dipendenze del Ministero per i beni culturali e ambientali, trasformato nel 1998 in Ministero per i beni e le attività culturali (d.lgs. 20 ottobre, n. 368). Nel 1996 sono state definitivamente soppresse le sezioni in cui l'Istituto ancora era articolato e sostituite da un ordinamento per aree che riflette piuttosto i servizi che l'Istituto svolge.
A partire dalla seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, l'Istituto ha via via affrontato i problemi legati alla normalizzazione della descrizione archivistica, oggetto di un confronto promosso dal Consiglio internazionale degli archivi, e ai radicali cambiamenti introdotti nel lavoro d'archivio dal progresso tecnologico che, attraverso l'introduzione di principi e di schemi informatici, ha profondamente trasformato le modalità con cui descrivere gli archivi e interagire con il pubblico.
Fra le più significative e recenti acquisizioni di materiali documentari, va segnalato il versamento, concluso nel 2018, degli archivi dei notai che hanno rogato a Napoli fino a tutto il secolo XIX.
Attraverso i corsi biennali della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica, l'Archivio di Stato di Napoli svolge un'intensa attività di formazione di competenze specialistiche e di promozione della cultura degli archivi.
condizione giuridica
uffici centrali del periodo napoleonico e/o di governo provvisorio
uffici centrali della Restaurazione
uffici centrali preunitari
uffici periferici postunitari
mandato/fonti normative
Gli  Archivi  di  Stato  sono  dotati  di  autonomia tecnico-scientifica e svolgono funzioni di tutela e valorizzazione dei beni archivistici in loro consegna, assicurandone la pubblica fruizione, nonché funzioni di tutela degli archivi, correnti e di deposito, dello Stato. Gli Archivi di Stato possono sottoscrivere, anche per fini di didattica, convenzioni con enti pubblici e istituti di studio e ricerca.  
Gli Archivi di Stato provvedono all'acquisto di beni e di servizi in economia ed effettuano lavori di importo non superiore a 100.000 euro.
(Fonte: DPCM 29 agosto 2014, n. 171, art. 37)
struttura amministrativa/genealogia
L'attività dell'Istituto è attualmente articolata nelle seguenti quattro grandi aree di funzioni:
A. Conservazione, valorizzazione, fruizione e promozione (del patrimonio archivistico, bibliografico e artistico-monumentale)
B. Offerta formativa
C. Affari generali e gestione del personale e della contabilità
D. Direzione
relazioni gerarchiche - ente superiore
Regno di Napoli, governo di Napoli; Regno delle Due Sicilie. Ministero degli affari interni (1806-1860)
Ministero della Pubblica istruzione, Napoli, Regno delle Due Sicilie; Italia (1848 - 1861)
documentazione collegata
Archivio di Stato di Napoli
fonti
Granito di Belmonte, Legislazione positiva degli archivi del Regno, 1855.
Francesco Trinchera, Degli archivi napolitani, 1872.
Archivio di Stato di Napoli, in Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Guida generale degli Archivi di Stato italiani, III, pp. 9-14.
Fausto De Mattia, "Il Grande Archivio di Napoli dalle origini all'Unità d'Italia", in "Per la storia del Grande Archivio", Napoli, Luciano, 1997.
Jole Mazzoleni, Manuale di archivistica, Napoli.