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serie
Enti
codice
0000000620
intestazione autorizzata
Cappellano maggiore, Napoli
contesto: Regno di Napoli; Repubblica partenopea; Regno di Napoli
date: 1530 - 1808
date di esistenza
1530 - 1808
storia
L'ufficio del Cappellano maggiore trae origine dalle funzioni svolte dall'ecclesiastico che, sin dal periodo alto-medievale, provvedeva alle cerimonie religiose nella cappella palatina ed alla cura spirituale del re e della famiglia reale. Col tempo questo personaggio assunse la fisionomia di un vero e proprio funzionario regio: non solo conservò la propria antica potestà quasi episcopale, ma acquistò anche un'amplissima giurisdizione nelle cose temporali. Un breve di Leone X del 1519 gli riconobbe, insieme con la conferma degli antichi privilegi, l'ampia giurisdizione su cappellani, chierici, scolari e cantori delle cappelle regie, che pertanto erano esenti da quella del rispettivo ordinario diocesano, nonché speciali facoltà di celebrare funzioni religiose nelle cerimonie solenni tenute alla presenza del re, nei castelli e nelle altre residenze reali, anche se temporanee. Il Cappellano maggiore, che doveva necessariamente essere un chierico approvato dal suo ordinario, curava anche di fornire informazioni e pareri sugli affari di propria competenza, per consentirne la sovrana risoluzione. La costituzione di Benedetto XIV del 6 luglio 1741, redatta in seguito al Concordato del 2 giugno di quello stesso anno, riconosciuta la discrezionalità del sovrano nella scelta del Cappellano maggiore, precisò le competenze di questi, attribuendogli, oltre al diritto di nomina, alla giurisdizione civile, criminale e mista su tutti gli ecclesiastici addetti al servizio regio, anche la cura d'anime sulle cappelle reali e sulle chiese nelle quali fosse presente il sovrano, nonché speciali diritti su soldati e marinai della flotta reale. Al Cappellano maggiore - affiancato da un ufficio detto "Curia", costituito da un consultore laico, un avvocato fiscale per i patronati, un fiscale, un promotore fiscale, un cancelliere e segretario, un procancelliere - erano in effetti affidate numerose e importanti funzioni: esprimeva pareri sugli statuti delle congregazioni laicali che chiedevano il regio assenso, esaminava, insieme con il suo consultore, le carte della Santa Sede per la concessione del relativo exequatur, proponeva terne di nomi per la collazione delle chiese regie e per i benefici di regio patronato, nonché per le nomine dei vescovi spettanti alla Santa Sede, esercitava la revisione dei libri da destinare alle stampe. Sin dal periodo aragonese inoltre, al Cappellano maggiore venne affidata la soprintendenza sull'Università degli studi, con la facoltà di nominarne il rettore ed i lettori. Con le riforme del 1614 e del 1703, promosse dai viceré Lemos e Villena, questo funzionario vide accrescere le sue attribuzioni: ebbe infatti l'incarico di riferire - tramite il consultore addetto alla sua Curia - al Consiglio Collaterale, tre volte l'anno, sulle condizioni e sulle necessità dello Studio napoletano. Soppressa, insieme con gli altri tribunali dell'antico regime, con il decreto del 20 dicembre 1808, la carica fu ripristinata dopo la restaurazione borbonica, ma il Cappellano maggiore divenne piuttosto una sorta di dignitario della Real Casa. Fra i titolari dell'ufficio si ricorda Celestino Galiani che, cappellano maggiore dal 1732 al 1753, si adoperò per risollevarne il prestigio dopo un lungo periodo di degrado, prendendo anche parte ai negoziati da cui scaturì il Concordato del 1741.
tipologia funzionale
uffici ed organi di controllo
condizione giuridica
uffici centrali di Antico regime
documentazione collegata
Cappellano Maggiore
Statuti delle congregazioni laicali - Inventario
Registri. Registri delle terne -
fonti
P. FRANZESE, Cappellania maggiore, in «Stato e chiesa nel Mezzogiorno. Testimonianze archivistiche. Mostra documentaria», 1993, pp. 15-19.
ID., scheda "Cappellano Maggiore" del progetto "Archivi per Napoli".
"Storia dell'Università di Napoli, scritta da F. Torraca, G.M. Monti, R. Filangieri di Candida, N. Cortese, M. Schipa, A. Zazo, L. Russo", Napoli, Ricciardi, 1924 (Istituto italiano per gli studi storici. Ristampe anastatiche - 5).