serie
Famiglie
codice
0000000178
intestazione autorizzata
Abignente, Sarno, Napoli (sec. XIV - sec. XX)
date: sec. XIV - sec. XX
date di esistenza
1301 - 1999
luogo/hi
Sarno  (residenza)
Napoli  (residenza)
storia
L'origine di questa illustre ed antichissima famiglia ( la quale fa risalire la sua origine a Landulfo de Abignente nel secolo XI), risale a Stefanello Abignente, vissuto nella seconda metà del XIV secolo, ed agli inizi del seguente. Questi possedeva in capite a reginali curia, oltre ai feudi ereditati dai suoi maggiori, un feudo nelle pertinenze di Sarno. Altro feudo era quello di Filippuccio, del quale si fa menzione nel processo di Regia Camera della Sommaria n. 1979 vol. 198. Francesco, del detto Stefanello, fu uno dei nobili inviati dalla città di Sarno a rendere omaggio di fedeltà alla regina Giovanna II nel 1419. Al ramo primogenito estinto in Stratonica successe il secondogenito infeudato di Frassello. Questo feudo, tra Foce e Striano (Terra in provincia di Terra di Lavoro), era posseduto alla fine del XV secolo da Giacomo Abignente, sposato ad una gentildonna di casa Longo, riammogliatosi nel 1499 alla nobile Elena Barone morì il 6 maggio 1509. Da Giacomo e dalla Longo nacquero: Giovanni Cola, che fu tra i nobili eletti dalla città di Sarno a rendere omaggio di fedeltà nel 1494 al re Alfonso d'Aragona; Berardino, vicario generale del commendatario del cardinale Cloniocense, e nel 1471, Mariano famoso condottiero che militò nelle compagnie di Prospero Colonna, del duca di Termoli e del conte di Potenza. Fu compagno d'arme di Giovan Brancaleone, Fanfulla da Lodi e Giovanni Capaccio Romano. In ricompensa dei suoi servigi Ferdinando il cattolico ne fregiava lo stemma con una collana di 13 medaglie. Nel 1503 il conte di Sarno, Guglielmo Tuttovilla gli fece regalo di due cartiere in Sarno. Mariano morì senza eredi nel 1521. Accanto a questi vanno menzionati: Antonio, restauratore di templi e monasteri (a lui si deve la riedificazione del Santuario di Santa Maria della Foce), Giovanni e Gaetano, che parteciparono attivamente come carbonari, dilapidando parte del proprio patrimonio, ai moti del 1820-1821, e Filippo, figlio di Giovanni, deputato del parlamento napoletano e docente di storia delle religioni nella Regia Università di Napoli. La famiglia fu riconosciuta nobile con decreto ministeriale del 9 marzo 1884, ed è iscritta nel Libro d'Oro della nobiltà italiana.
documentazione collegata
Abignente
abignente
fonti
V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Bologna, 1969, appendice A-C, pag. 173-174.