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struttura gerarchica
  • 00030 -  Regia Camera della Sommaria 1386 - 1807 
serie
Patrimonio. Catasti Onciari - Inventario
livello di descrizione
inventario
titolo e estremi cronologici
Patrimonio. Catasti onciari - Inventario1741 - 1797
descrizione fisica
volumi  9242
soggetto produttore
Regia camera della Sommaria, Napoli
storia istituzionale
Il catasto generale del regno, detto "onciario" in quanto la rendita da cui ricavare la tassa era espressa in once, fu compiuto a seguito del dispaccio della Segreteria di Azienda del 4 ottobre 1740. La sua realizzazione fu preceduta da numerosi ordini ed istruzioni emanate in forma di prammatiche, poi raccolte e pubblicate nel 1804 da Lorenzo Giustiniani nel volume VI della "Nuova Collezione delle Prammatiche del Regno di Napoli", a partire da quella del 17 marzo 1741. Per l'avvio della complessa procedura prevista da tale normativa era necessaria l'esibizione da parte dei cittadini delle "rivele" relative ai componenti del proprio fuoco, alle entrate, ai beni posseduti ed alle attività esercitate. 6 deputati e 4 estimatori erano eletti, alla presenza del governatore, in un "parlamento" generale, il cui verbale veniva cucito poi negli atti preliminari. Le rivele, raccolte in volumi in base all'iniziale del nome, erano poi esaminate, alla presenza dell'interessato, dai deputati, con l'intervento degli amministratori dell'università, mentre gli estimatori procedevano, con l'aiuto di uno scribente, a determinare l'"apprezzo". Le eventuali modifiche e correzioni decise dai deputati venivano anch'esse annotate sul documento. Le prammatiche davano minuziose istruzioni per far fronte ai problemi relativi alla descrizione dei beni delle varie classi di cittadini sottoposti al catasto. Particolarmente accurate erano però le spiegazioni relative agli ecclesiastici, i quali erano esentati dalla tassa solo per i beni che costituivano il sacro patrimonio fino all'ammontare della tassa diocesana, mentre, come avvertiva la prammatica VII, per la parte eccedente, erano tenuti a pagare. Gli ecclesiastici, persone o enti, dovevano contribuire per metà relativamente ai beni posseduti anteriormente al Concordato del 1741 con la Santa Sede, ma per l'intero per quelli acquisiti successivamente. Sia gli uni che gli altri andavano però descritti nel catasto e stimati in once. Godevano poi dell'esenzione i cittadini di Napoli e dei suoi casali e gli esposti della Santa Casa dell'Annunziata. Terminata la descrizione delle partite, si compilava la "Collettiva o Mappa Generale", in cui si registravano, in ordine alfabetico, i titolari, con la somma delle once corrispondenti ai loro redditi e beni. Tutti gli atti risultanti da queste operazioni, insieme con i vari bandi via via pubblicati, con gli stati delle anime, con il notamento della tassa diocesana e con lo stato delle entrate e delle uscite dell'università, costituivano un unico "processo" e venivano cuciti in volume. Il "metodo della formazione del libro catasto", compreso nella prammatica VII, prevedeva che si descrivessero in primo luogo i cittadini laici, sia abitanti che assenti, in ordine alfabetico, poi gli ecclesiastici secolari, le chiese, i luoghi pii, le badie, i benefici, le commende, i monasteri, compresi nel "tenimento" dell'università, i forestieri abitanti laici e quelli ecclesiastici, i forestieri bonatenenti non abitanti laici, i forestieri bonatenenti abitanti ecclesiastici secolari, i luoghi pii situati fuori dal "tenimento" dell'università, ma che possedevano beni dentro l'università. Alla fine del catasto si descrivevano, in rubriche separate, i beni feudali, che non erano sottoposti a tassazione, e quelli delle parrocchie, degli ospedali e dei seminari. La prammatica VII illustrava anche il metodo "per ridurre la rendita in onze" e "cavare in ciascun anno la tassa", e prescriveva che in ogni università si formassero "due libroni in tutto simili e colle stesse sollennità e sottoscrizioni degli amministratori e deputati", dei quali un esemplare doveva essere conservato nell'archivio dell'università e l'altro, "con tutte le scritture ed atti fatti per la confezione del catasto", presso la Sommaria. La stessa prammatica precisava anche che, contrariamente a quanto si riteneva, la liquidazione. la pubblicazione e l'esecuzione dei catasti spettava alle università e non alla Sommaria. A questa competeva invece ogni decisione sulle controversie che insorgessero fra i comuni per l'appartenenza dei fuochi. Con la prammatica IX del 4 maggio 1753 infine, constatato che non tutte le università avevano effettivamente formato il proprio catasto, fu deciso di destinare un "ministroin ogni provincia", per vigilare su tale obbligo e per costringere amministratori e deputati a provvedervi.
ambiti e contenuto
Il catasto generale del regno, detto "onciario" in quanto la rendita da cui ricavare la tassa era espressa in once, fu compiuto a seguito del dispaccio della Segreteria di Azienda del 4 ottobre 1740. La sua realizzazione fu preceduta da numerosi ordini ed istruzioni emanate in forma di prammatiche, poi raccolte e pubblicate nel 1804 da Lorenzo Giustiniani nel volume VI della "Nuova Collezione delle Prammatiche del Regno di Napoli", a partire da quella del 17 marzo 1741. Per l'avvio della complessa procedura prevista da tale normativa era necessaria l'esibizione da parte dei cittadini delle "rivele" relative ai componenti del proprio fuoco, alle entrate, ai beni posseduti ed alle attività esercitate. In ciascuna Università o Comune, 6 deputati e 4 estimatori erano eletti, alla presenza del governatore, in un "parlamento" generale, il cui verbale veniva cucito poi negli atti preliminari. Le rivele, raccolte in volumi in base all'iniziale del nome, erano poi esaminate, alla presenza dell'interessato, dai deputati, con l'intervento degli amministratori dell'università, mentre gli estimatori procedevano, con l'aiuto di uno scribente, a determinare l'"apprezzo".
Le eventuali modifiche e correzioni decise dai deputati venivano anch'esse annotate sul documento. Le prammatiche davano minuziose istruzioni per far fronte ai problemi relativi alla descrizione dei beni delle varie classi di cittadini sottoposti al catasto. Particolarmente accurate erano però le spiegazioni relative agli ecclesiastici, i quali erano esentati dalla tassa solo per i beni che costituivano il sacro patrimonio fino all'ammontare della tassa diocesana, mentre, come avvertiva la prammatica VII, per la parte eccedente, erano tenuti a pagare. Gli ecclesiastici, persone o enti, dovevano contribuire per metà relativamente ai beni posseduti anteriormente al Concordato del 1741 con la Santa Sede, ma per l'intero per quelli acquisiti successivamente. Sia gli uni che gli altri andavano però descritti nel catasto e stimati in once. Godevano poi dell'esenzione i cittadini di Napoli e dei suoi casali e gli esposti della Santa Casa dell'Annunziata.
Terminata la descrizione delle partite, si compilava la "Collettiva o Mappa Generale", in cui si registravano, in ordine alfabetico, i titolari, con la somma delle once corrispondenti ai loro redditi e beni. Tutti gli atti risultanti da queste operazioni, insieme con i vari bandi via via pubblicati, con gli stati delle anime, con il notamento della tassa diocesana e con lo stato delle entrate e delle uscite dell'università, costituivano un unico "processo" e venivano cuciti in volume.
Il "metodo della formazione del libro catasto", compreso nella prammatica VII, prevedeva che si descrivessero in primo luogo i cittadini laici, sia abitanti che assenti, in ordine alfabetico, poi gli ecclesiastici secolari, le chiese, i luoghi pii, le badie, i benefici, le commende, i monasteri, compresi nel "tenimento" dell'università, i forestieri abitanti laici e quelli ecclesiastici, i forestieri bonatenenti non abitanti laici, i forestieri bonatenenti abitanti ecclesiastici secolari, i luoghi pii situati fuori dal "tenimento" dell'università, ma che possedevano beni dentro l'università. Alla fine del catasto si descrivevano, in rubriche separate, i beni feudali, che non erano sottoposti a tassazione, e quelli delle parrocchie, degli ospedali e dei seminari.
La prammatica VII illustrava anche il metodo "per ridurre la rendita in onze" e "cavare in ciascun anno la tassa", e prescriveva che in ogni università si formassero "due libroni in tutto simili e colle stesse sollennità e sottoscrizioni degli amministratori e deputati", dei quali un esemplare doveva essere conservato nell'archivio dell'università e l'altro, "con tutte le scritture ed atti fatti per la confezione del catasto", presso la Sommaria. La stessa prammatica precisava anche che, contrariamente a quanto si riteneva, la liquidazione. la pubblicazione e l'esecuzione dei catasti spettava alle università e non alla Sommaria. A questa competeva invece ogni decisione sulle controversie che insorgessero fra i comuni per l'appartenenza dei fuochi.
Con la prammatica IX del 4 maggio 1753 infine, constatato che non tutte le università avevano effettivamente formato il proprio catasto, fu deciso di destinare un "ministro in ogni provincia", per vigilare su tale obbligo e per costringere amministratori e deputati a provvedervi.
Con decreto di Giuseppe Bonaparte del 16 ottobre 1806 furono trasferite al Sacro Regio Consiglio tutte le cause fra i possessori dei feudi e i Comuni, fra i Comuni stessi e fra questi e i cittadini, già pendenti nella Regia Camera, e fu stabilito che le nuove cause da allora in poi sarebbero state di competenza dei tribunali ordinari.
I volumi dei catasti dei comuni sono riuniti, secondo l'ordine alfabetico dei nomi delle università, in base alle antiche province del regno, seguiti da un gruppo di volumi riguardanti più comuni insieme La denominazione dei comuni riflette generalmente quella riportata nella legge 1 maggio 1816, che confermò sostanzialmente la mappa delle circoscrizioni comunali sancita dalla legge 4 maggio 1811, che fra l'altro aveva istituito la Provincia di Napoli, distaccandone la giurisdizione da quella di Terra di Lavoro.
Come altra denominazione si è riportato il nome attuale di ciascuna località, eventualmente segnalando la circoscrizione comunale in cui rientra, nel caso non si tratti più di un comune a sé stante.
strumento associato da catalogo
0451 Catasti onciari
0452 Catasti onciari
0453 Catasti onciari - Anagrafe
1003 Revisione dell'inventario dei Catasti Onciari
esistenza e localizzazione di copie
informazioni redazionali
Coordinamento scientifico: Francesca Chiara Calcagno;
Inserimento dati: Lucia D'Angelo e Vincenza Natoli;
Revisione: Renata Tommaselli.