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struttura gerarchica
  • Ricostruzione dell'archivio della Cancelleria angioina
serie
Ricostruzione dell'archivio della Cancelleria angioina
livello di descrizione
liv.2
titolo e estremi cronologici
bibliografia (campo unico)
Camillo Minieri Riccio, Le cancellerie angioina, aragonese e spagnuola dell'Archivio di Stato di Napoli, Napoli, R. Rinaldi e G. Sellitto, 1880
Paul Durrieu, Les archives angevins de Naples. Etude sur les registres du roi Charles Ier (1265-1285), Paris, E. Thurin, 1887
Inventario cronologico-sistematico dei registri angioini conservati nell'Archivio di Stato di Napoli, Napoli, Tipografia di R. Rinaldi e G. Sellitto, 1894
Riccardo Filangieri, Introduzione, in Gli atti perduti della cancelleria angioina transuntati da Carlo De Lellis, pubblicati sotto la direzione di Idem, parte I, vol. I («Regesta chartarum Italiae»), Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1939, pp. VII-LII
Idem, Programma di ricostruzione dell'archivio della Cancelleria Angioina, in «Notizie degli Archivi di Stato», VIII (1948), pp. 36-38
Idem, Prefazione, in I registri della cancelleria angioina ricostruiti, vol. I, a cura di Idem, Napoli, Accademia Pontaniana, 1950, pp. V-XII
Idem, Notamenti e repertori delle cancellerie napoletane compilati da Carlo De Lellis e da altri eruditi dei secoli XVI e XVII (1927), ora in Idem, Scritti di paleografia e diplomatica, di archivistica e di erudizione, Roma, Ministero dell'interno 1970, pp. 173-200
Jole Mazzoleni, Storia della ricostruzione della cancelleria angioina, Napoli, Accademia Pontaniana, 1987
Stefano Palmieri, Degli archivi napolitani. Storia e tradizione, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 250 sgg.
ambiti e contenuto
Agli inizi del XX secolo - per l'esattezza a partire dalla Direzione Barone (1915-1929) - fu definitivamente abbandonato l'antico progetto di Angelo Granito di Belmonte di edizione integrale dei registri della cancelleria angioina, che tra alterne vicende, e in maniera discontinua, i suoi successori si erano dati come principale obiettivo scientifico dell'Istituto. D'altra parte, lo sviluppo degli studi sull'età angioina, che si ebbe a partire dalla fine del secolo XIX, scandito da edizioni di sillogi documentarie tratte dai registri su singoli argomenti o aree geografiche, a cui concorsero in larga parte anche gli archivisti napoletani, sia pure solo con le loro pubblicazioni individuali, finì col far considerare superflua e superata l'edizione sistematica della serie. Riccardo Filangieri, così, riprendendo la tradizione di studio di ricostruzione dei registri perduti, lavorò, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, sui repertori che, grazie anche alle acquisizioni degli anni Venti (e mi riferisco ai Notamenta di Carlo De Lellis), si erano accumulati in gran copia in Archivio: egli si era prefisso, infatti, di ricostruire i registri che erano andati perduti nel deposito del Castello di Capuana, ma che erano stati repertoriati e trascritti dagli archivari della Regia Zecca e da altri eruditi tra il XVI e il XVIII secolo. Del 1928 è l'importante memoria sui volumi di Notamenta custoditi in Archivio, e tra il 1939 e il 1943, per i tipi dell'Istituto storico italiano per il Medioevo, vennero pubblicati i registri perduti dell'età di Carlo I, dei quali fu dato un saggio di ricostruzione. I tragici eventi dell'ultimo conflitto mondiale costrinsero Filangieri ad abbandonare questo progetto e a formulare un disegno ancora più ampio e complesso: la ricostruzione di tutto l'antico Archivio della r. zecca e l'edizione della serie principale di esso, quella, per l'appunto, dei registri.
L'iniziativa fu subito sostenuta dall'Accademia pontaniana: su proposta di Benedetto Croce e Fausto Nicolini nella tornata del 10 febbraio 1949 fu deciso, per acclamazione, di varare una collana di «Testi e documenti di storia napoletana», in cui pubblicare i registri ricostruiti. Nel 1950 apparve così, per le cure dello stesso Filangieri, il primo volume de I registri della cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, relativo agli anni 1265-1269, nel quale vennero ricostruiti i primi sette registri della cancelleria di Carlo I. Il criterio di edizione fissato è noto: poiché le unità archivistiche perse nel 1943 erano una congerie di quaderni e carte volanti malamente rilegata nei secoli XVI e XVIII da archivari inesperti, che non seppero rispettare l'ordinamento originario, né la cronologia dei registri prodotti dalla cancelleria medievale, col solo fine di preservare la documentazione da ulteriori perdite, essi vengono oggi ricostruiti non come erano in Archivio al momento della distruzione, ma come erano stati prodotti nel Medio Evo. Si tratta, per tanto, di una ricostruzione storica, condotta nella più totale mancanza della serie archivistica originaria; gli atti raccolti vengono pubblicati non per numero di registro perduto e di carta, ma per titolo e ciascun titolo per indizione, così come nell' Elenchus de registris del 1284 appaiono i primi 91 registri di Carlo I, sulla base del controllo incrociato degli antichi inventari dei secoli XVI e XVII, dell' Inventario cronologico-sistematico di Bartolommeo Capasso e dei vari repertori superstiti; è ovvio che in presenza di fotografie, che consentono di verificare i caratteri estrinseci originari, le segnature dei quaderni, nonché la cartulazione originaria a numeri romani delle singole carte, il lavoro è estremamente semplificato. Ogni registro, che ha una numerazione progressiva propria a numeri romani, indipendente da quella araba delle unità archivistiche distrutte nel 1943, è introdotto dalla descrizione della tradizione archivistica e dallo schema di ricostruzione; i singoli atti recuperati sono editi con il solo corredo delle fonti utilizzate, mentre è nell'indice analitico, che vengono identificati i luoghi e i personaggi citati nelle fonti. Non tutti hanno approvato questi criteri editoriali, che sono, comunque in linea con la tradizione dell'Archivio di Stato di Napoli, e che in questo caso sono giustificati dall'estrema eterogeneità del materiale documentario edito. Tra il 1950 e il 2010 in cinquanta volumi pubblicati dall'Accademia pontaniana, ripartiti in cinquantadue tomi, sono stati ricostruiti complessivamente 194 registri, per un arco cronologico che va dal 1265 al 1295.
Il limite, invalicabile, di questa attività editoriale di ricostruzione di fonti perdute è costituito dalla tradizione degli studi sull'Archivio della r. zecca anteriore al 1943. Come si è visto la ricostruzione avviene sulla scorta della tradizione indiretta; per tanto, il lavoro è condizionato dalla 'curiosità', dalle convinzioni storiografiche di chi dal XVI sec. in avanti ha consultato queste fonti e di esse ha lasciato traccia nei propri scritti. Si ricostruisce solo ciò che è già stato studiato e, da questo punto vista, i registri ricostruiti sono lo specchio della storiografia angioina. Abbiamo, infatti, gran copia di documenti utili allo studio di alcuni argomenti, minore per altri. Ma ciò che va rimarcato è come la ricostruzione dei registri sia, in qualche misura, il sedimentato della secolare tradizione archivistica napoletana: era stato infatti Bartolommeo Capasso a dare un'impronta di ricostruzione ad essa. I disordinati versamenti che erano stati fatti all'atto di costituzione dell'Archivio generale, prima, e del Grande Archivio, poi, per non parlare di quelli successivi all'Unità d'Italia degli archivi dei soppressi ministeri borbonici, la vicenda secolare dei restauri della fabbrica di SS. Severino e Sossio, scandita da improvvisi e caotici traslochi di carte e frazionamenti di archivi, avevano costretto gli archivisti napoletani a un lungo e complesso lavoro di ricostruzione di singole serie, se non di interi archivi. Ecco perché dinanzi al rogo ancora fumante dell'Archivio della r. zecca si intraprese subito un'opera di ricostruzione, anche se questa volta storica, e fu finalmente varata l'edizione sistematica dei registri di cancelleria, paradossalmente, quando gli originali era andati distrutti.
(da S. Palmieri, Degli archivi napolitani. Storia e tradizione, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 344-350)
note
Nel sito dell'Accademia Pontaniana, all'interno della sezione Pubblicazioni , è possibile scaricare, in formato pdf, i volumi editi della ricostruzione.

I registri della Cancelleria Angioina ricostruiti