struttura gerarchica
  • Ricostruzione dell'archivio della Cancelleria angioina
serie
Ricostruzione dell'archivio della Cancelleria angioina
livello di descrizione
liv.2
titolo e estremi cronologici
Fascicoli ricostruiti
Stefano Palmieri, Inventario cronologico-sistematico dei fascicoli della cancelleria angioina
apri PDF
bibliografia (campo unico)
Paul Durrieu, Les archives angevins de Naples. Etude sur les registres du roi Charles Ier (1265-1285), Paris, E. Thorin, 1887, vol. I, pp. 239-241
Jole Mazzoleni, Note per un riordinamento cronologico-sistematico dei fascicoli angioini, in "Archivi", s. II, VII (1940), pp. 101-105
Eadem, Possibilità di ricostruzione dei fascicoli angioini, in Studi in onore di Riccardo Filangieri, Napoli 1959, vol. I, pp. 315-327
Eadem, Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate presso l'Archivio di Stato di Napoli, vol. I, Napoli, Arte tipografica, 1974, p. 38
Biagio Ferrante, Introduzione, in I fascicoli della cancelleria angioina ricostruiti, vol. I, Napoli, Accademia Pontaniana, 1995, pp. XI-LXVI
Stefano Palmieri, Introduzione, in I fascicoli della cancelleria angioina ricostruiti, vol. III, Napoli, Accademia Pontaniana, 2008, pp. IX-CLXIV
ambiti e contenuto
I fascicoli erano, in buona sostanza, una sorta di registri dei giustizieri: sulla scorta dei Capitula dell'ufficio del giustizierato questi ufficiali dovevano tenere dei registri particolari, nei quali copiavano i mandati di carattere finanziario, notavano a margine il giorno della ricevuta del mandato stesso e annotavano il verbale dell'esecuzione; questi stessi registri venivano poi portati dinanzi alla corte dei maestri razionali in occasione di periodici rendiconti. A questa prassi finirono per uniformarsi tutti i funzionari periferici che maneggiavano denaro pubblico, secreti, mastri procuratori, responsabili dei cantieri regi e via dicendo; per tanto, nei fascicoli era possibile trovare inchieste, elenchi relativi alla riscossione delle imposte, liste di ripartizione, elenchi di feudi, registri contabili. Per tanto, nella serie erano presenti essenzialmente tre diverse tipologie di atti: 1) quaderni redatti per le cure degli ufficiali regi periferici, i quali erano tenuti, per l'appunto, a registrare tutti gli atti del loro ufficio, trascrivendo tal volta pure gli ordini regi ricevuti in apertura al fascicolo, per giustificare il proprio operato; 2) atti amministrativi sintetici compilati dagli ufficiali in servizio alla grande curia regia ogni qualvolta sorgeva l'esigenza di otte3nere informazioni su una specifica questione; 3) registri di cancelleria cartacei, che a causa dei loro caratteri estrinseci erano stati erroneamente aggregati alla serie dei fascicoli.
I fascicoli erano tutti cartacei e la maggior parte di essi fu distrutta dagli stessi maestri razionali subito dopo le loro verifiche contabili, il resto lo fece l'usura del tempo e i danni inferti dall'uomo e dalla natura. I volumi che costituivano questa raccolta fattizia (nella quale la confusione era ancora maggiore di quella che regnava nei registri, dal momento che le singole unità erano composte da frammenti assemblati senza alcun criterio, solo per arginarne le perdite) furono rilegati contemporaneamente ai registri. Carlo De Lellis poté redigere un completo repertorio, oggi perduto, dei 107 volumi che allora erano custoditi nell'Archivio della r. zecca (numerati da 1 a 100 e uno con segno di croce, erano doppi i ni 1, 21, 29, 93, 96 e 98, tre volte erano ripetuti i ni 80 e 28, mancavano i ni 51, 54, 64 e 68). Una seconda legatura fu eseguita intorno al 1853 e i frammenti vennero rilegati in 42 volumi con una nuova segnatura, che recava memoria di quella antica.
Jole Mazzoleni attendeva all'ordinamento di questa serie (ai volumi rilegati vanno, infatti,, aggiunti i frammenti non identificati, che erano raccolti in 12 buste), quando essa andò completamente perduta, ma fortunatamente disponiamo dei suoi appunti: già nel 1959 definì un completo progetto di ricostruzione. Della serie dei Fascicoli non si farà una ricostruzione sistematica simile a quella dei registri, perché siamo condizionati dall'esistenza di alcuni frammenti originali, che verranno pubblicati per primi insieme con le intetegrazioni possibili sulla scorta della tradizione documentaria indiretta.

(da Stefano Palmieri, Degli archivi napolitani. Storia e tradizione, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 348-349)