struttura gerarchica
  • Ricostruzione dell'archivio della Cancelleria angioina
serie
Ricostruzione dell'archivio della Cancelleria angioina
livello di descrizione
liv.3
titolo e estremi cronologici
Arche ricostruite
bibliografia (campo unico)
Paul Durrieu,Les archives angevins de Naples. Etude sur les registres du roi Charles Ier (1265-1285), Paris, E. Thorin, 1887, vol. I, pp. 241-245
B. Capasso, Introduzione, in S. De Crescenzo, Notizie storiche tratte dai documenti angioini conosciuti col nome di arche, in «Archivio storico per le province napoletane», XXI (1896), pp. 95-105
R. Bevere, Notizie storiche tratte dai documenti conosciuti col nome di Arche in cara bambagina, in «Archivio storico per le province napoletane», XXX (1900), pp. 241-244
Jole Mazzoleni, Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate presso l'Archivio di Stato di Napoli, vol. I, Napoli, Arte tipografica, 1974, pp. 38-39
ambiti e contenuto
Nella serie delle Arche, tradizionalmente ripartita in base alla materia scrittoria tra quelle in pergamena e quelle in carta bambagina, erano stati raccolti tutti i documenti originali che i funzionari periferici inviavano alla regia corte come pezze d'appoggio alla loro contabilità o ai loro atti amministrativi. Senza alcun ordine e senza distinzione di materia, questi pezzi erano stati raccolti in arche: le prime dodici contrassegnate da una lettera dell'alfabeto, la tredicesima da un asterisco. In ogni arca c'era un mazzo, numerato in cifre arabe progressive all'interno della stessa arca, nel quale erano raccolti a fascio i singoli documenti, ciascuno contraddistinto da un altro numero arabo progressivo all'interno del fascio stesso. Tra il 1815 e il 1824 la serie fu riordinata e furono distinti gli atti in pergamena da quelli in carta; all'interno di ciascun raggruppamento i pezzi furono raccolti in fasci segnati da un numero romano progressivo e i singoli documenti all'interno del mazzo ebbero un proprio numero arabo. Nel 1844 si decise di rilegare in volumi tutto il materiale pergamenaceo superstite, mentre quello cartaceo fu rilegato tra il 1874 e il 1875, e si ebbe così una nuova definitiva segnatura costituita dal numero del volume e dal numero del singolo pezzo. A questo punto furono costituiti 49 volumi di Arche in pergamena, numerati con numeri arabi, e 19 volumi di Arche in carta bambagina numerati a numeri romani.
Dal momento che la serie, la cui documentazione più antica risaliva al sec. XII, era costituita da atti originali pubblici e privati, non ha senso ricostruirla sulla base della segnatura dei volumi fattizi realizzati in Archivio nel corso del XIX sec. Sarà infatti realizzata un'edizione cronologica degli atti in forma di codice diplomatico, mantenendo, tuttavia, la tradizionale ripartizione generale tra atti in carta e in pergamena, così come è stato fatto per i frammenti originali rinvenuti in Archivio in occasione del riordinamento generale dei fondi posteriore alle perdite del 1943. Questi stessi pezzi originali superstiti verranno pubblicati in base ordine cronologico di essi all'interno della complessiva ricostruzione della serie. A differenza delle altre due serie dei Registri e dei Fascicoli mancano per questa i repertori dell'antico Archivio della r. zecca, mentre i notamenti di essa redatti da Carlo De Lellis sono andati perduti, ma, per le arche in pergamena, abbiamo un inventario-regesto ottocentesco compilato nel Grande Archivio e la ricostruzione avrà a fondamento la tradizione indiretta degli atti che un tempo costituivano la serie.
(da S. Palmieri, Degli archivi napolitani. Storia e tradizione, Bologna, il Mulino, 2002, p. 349).