struttura gerarchica
serie
Ufficio di Censura di Napoli
livello di descrizione
fondo
titolo e estremi cronologici
Ufficio di Censura di Napoli1915 - 1920
unità di descrizione Anagrafe collegata
Ufficio di Censura di Napoli
descrizione fisica
buste  40
soggetto produttore
Ufficio di Censura di Napoli, Regno d'Italia
collocazione
Stanza 178
ambiti e contenuto
La nascita di un vero e proprio Ufficio censura fu effettivamente sancita con il Regio Decreto n. 675 del 23 maggio del 1915, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno2 il 24 maggio 1915 «recante disposizioni per la stampa». Composto da otto articoli, si proponeva di vietare: «a) il numero dei feriti, morti e prigionieri; b) le nomine e i mutamenti negli alti comandi dell'esercito e dell'armata; c) le previsioni sulle operazioni militari di terra e di mare». Le sanzioni erano le stesse previste dal RD n. 213. Al prefetto venivano date disposizioni per il sequestro della stampa, mentre il garante della pubblicazione, editore o direttore del giornale che fosse, aveva l'obbligo di consegnare in triplice copia le bozze di quanto stampato. L'Ufficio Censura aveva un'ora di tempo per valutare l'effettiva pericolosità dello stampato ed autorizzarne o impedirne la pubblicazione. Qualora la pubblicazione fosse stata sequestrata due volte, essa poteva venir sospesa a tempo indeterminato Già prima dell'entrata in guerra dell'Italia furono adottati provvedimenti che limitarono la libertà di stampa:      La prima norma fu il Regio decreto1 n. 213 del 21 marzo 1915. In particolare, era l'articolo 4 a contenere disposizioni sulla stampa e le sanzioni che ne sarebbero derivate in caso di violazioni. Secondo tale disposizione il governo si arrogava la facoltà di vietare la pubblicazione di «determinate notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa dello Stato». La pena prevedeva la reclusione da sei mesi ad un anno ed una sanzione pecuniaria sino a mille lire.           La seconda norma fu varata con il RD n. 313 del 28 marzo 1915, il cui unico articolo recitava: «ritenuta la necessità di limitare temporaneamente la pubblicazione con qualsiasi mezzo di notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare dello stato […] è vietata la pubblicazione con qualsiasi mezzo di notizie relative». Più specificamente proibiva la diffusione di notizie relative alla dislocazione di truppe, all'armamento e al vestiario dei soldati e alla realizzazione di opere militari, quali fortezze, sbarramenti, fortificazioni, ma anche impianti telegrafici, telefonici o aeronavigazione. Si vietavano anche notizie relative agli avanzamenti di carriera, ai congedamenti di classe o di categorie speciali.      Un ultimo provvedimento fu il decreto luogotenenziale n.1709 del 19 novembre 1918, emanato quindi solo 15 giorni dopo la fine della guerra. Imponeva il divieto di diffondere notizie "non conformi al vero" che potessero generare allarme nella pubblica opinione o turbare i rapporti internazionali. Questa norma lasciava molta discrezionalità ai censori e altrettanta ne lasciava ai responsabili del Ministero dell'Interno, che attraverso le circolari gestivano le attività degli uffici censura e si rivelò particolarmente utile quando fu necessario censurare le notizie sulla diffusione della febbre spagnola e quando si rese opportuno "mettere la museruola" alla stampa sui pessimi rapporti tra i il Governo italiano ed il presidente statunitense Woodrow Wilson al tempo della "questione fiumana". Le norme enunciate nel RD del 23 maggio 1915, n. 675 furono tuttavia ammorbidite. Restarono in vigore soltanto quelle che già erano state sanzionate col RD n. 273 del 21 marzo 1915. Le norme sulla censura cessarono ufficialmente con il Decreto Luogotenenziale 29 giugno 1919 n. 1021 con cui si abrogava con effetto immediato il RD n. 675 del 23 maggio 1915. Restava in vigore soltanto la norma che vietava la pubblicazione di notizie relativa al movimento di truppe all'estero e nei paesi alleati.
strumento di ricerca
1063 Ufficio di Censura di Napoli
informazioni redazionali
Schedatura analitica e realizzazione dell'inventario a cura del dott. Gianluca Bianco.
Coordinamento scientifico, dott. Ferdinando Salemme