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Elezioni politiche ed amministrative

La documentazione
Il corpus documentario inerente le elezioni politiche e amministrative, sia per il II che per il III versamento, permette di percepire chiaramente il quadro normativo relativo alle elezioni che si sono succedute dal 1924 al 19561.
I fascicoli recano segnatura I.7 per il II versamento e I.1 per il III. Gli incartamenti sono generalmente composti da un fascicolo generale e da sottounità, quest'ultime suddivise in incartamenti con oggetti generali es. "Elezioni politiche. Risultati", e fascicoli nominativi e per località, intendendo per località la suddivisione in paesi o comuni e talvolta anche per quartieri2.
La documentazione presente è tra le più varie, circolari, rapporti, informative3, decreti, comunicati stampa, c'è anche una ricca parte di allegati: ritagli di giornali, cartine topografiche, estratti della Gazzetta Ufficiale, prospetti dei censimenti delle popolazioni, opuscoli (per lo più norme emanate dal Ministero dell'interno), fac-simili di schede elettorali, prospetti dei risultati delle elezioni.
La documentazione risulta essere estremamente interessante per la ricostruzione, nel caso del II versamento, della presa del potere del fascismo, riuscendo a tracciare una linea che va dalle elezioni del 6 aprile 1924 per la XXVII legislatura (era la camera che aveva assistito consenziente e complice nella sua maggioranza al seppellimento della costituzione, alla distruzione della libertà)4, a quelle plebiscitarie del 24 marzo 1929, che dovevano legittimare la presa del potere di Mussolini, (ho appena bisogno di ricordare tuttavia che una rivoluzione può farsi consacrare da un plebiscito, giammai rovesciare)5, sino alle elezioni del 1934 per la nomina dei deputati del Gran Consiglio.
Per il III versamento gran parte della documentazione del primo blocco cronologico (1946-1949) riguarda il referendum istituzionale, le elezioni comunali e quelle per i membri della costituente. Uno studio su questo argomento può essere fatto attraverso la consultazione della categoria I.1, ma anche trasversalmente esaminando le categorie II.2 (sindaci), II.6 (consigli comunali), IV.2 (partiti), IV.7.2 (sindacati, federazioni e ordini), V.5 (varie).
Elezioni del 1946

Quadro storico |torna su
Il 1946 fu l'anno delle grandi trasformazioni, l'Italia appena uscita dalla guerra era un paese fortemente lacerato, drammatica la situazione dell'approvvigionamento6, della disoccupazione7 e del reinserimento dei reduci8, i bombardamenti avevano duramente danneggiato tutte le infrastrutture dello Stato9, la tensione sociale, passata l'ondata di euforia seguita alla liberazione, era altissima, ogni problema si trasformava poi anche in problema di ordine pubblico10.
Dal punto di vista istituzionale già si erano avviate importanti riforme, infatti aboliti i ministeri post-bellici della ricostruzione e per l'alimentazione, fu emanata la legge che sanciva di fatto la fine dello Stato di guerra11e la liquidazione di tutti i Prefetti della liberazione e il vasto movimento dei Prefetti di carriera. Proprio questi ebbero un ruolo centrale in questo delicato momento della storia italiana, nonostante l'opinione pubblica considerasse questa figura come il simbolo dello Stato centralizzato e ne richiedesse addirittura l'abolizione12.

Ufficio elettorale della Prefettura |torna su
In questo contesto si svolsero le triplici elezioni del 1946, la popolazione italiana fu chiamata ad esprimere il proprio voto sia per il referendum istituzionale e politico con la nomina dei membri della Costituente13 e sia nelle consultazioni amministrative che sancivano il ritorno dei comuni alla vita istituzionale democratica14.
Fissate le date, la macchina organizzatrice si mise all'opera, a sovrintendere il complesso meccanismo vi erano le Prefetture; a Napoli l'ufficio elettorale della Prefettura istituito nel dicembre 1944 si trovò ad affrontare problemi legati alla situazione penosa delle anagrafi comunali per comprendere quanto delicato si presentasse il compito dell'inclusione degli aventi diritto al voto e, in linea subordinata, la situazione parimenti precaria dei casellari giudiziari per gli accertamenti dei precedenti penali degli elettori15.
Da un promemoria del 30 maggio 1946 gli elettori iscritti nella lista del comune di Napoli risultarono essere 558.819, in questa cifra sono compresi 3.861 militari, mentre gli elettori civili di sesso maschile erano 258477, le elettrici 300.34216, con un numero di seggi elettorali suddivisi secondo le circoscrizioni territoriali degli uffici sezionali di Pubblica Sicurezza.

Vigilanza |torna su
Alla vigilia delle elezioni l'intera città e circondari della provincia di Napoli fu messa sotto stretta vigilanza, bisognava evitare ogni turbamento dell'ordine pubblico; da una disposizione del Questore in data 24 maggio 1946 si ordinava ai vari commissariati che la vigilanza dovrà essere intensificata non solo su tutti gli esponenti in vista del passato regime, ma anche sugli squilibrati di mente17.
Obiettivi delicati erano anche le redazioni dei giornali, le sedi dei partiti politici nonché tutte le sedi dei servizi generali. Fu rafforzato il servizio anagrafico e la sorveglianza per quanto riguarda il movimento dei viaggiatori in arrivo ed in partenza agli scali ferroviari, nei pubblici esercizi e dovunque si dia alloggio per mercede18; fu stabilito anche la rimozione dei depositi di brecciame, sassi e detriti nei pressi delle sedi elettorali, inoltre alla vigilia delle elezioni il Prefetto con fonogramma urgente al Questore estendeva il divieto di vendita di superalcolici, secondo l'art. 87 della legge di P.S.19, anche a bevande alcoliche et vino da ore 0 del 1/6 at ore 24 del 4/620.

Le elezioni |torna su
Nei giorni delle elezioni l'attività di controllo divenne febbrile, si susseguivano le comunicazioni tra il Ministero dell'Interno, Prefettura e Questura, l'affluenza alle urne fu massiccia in special modo le donne che per la prima volta erano chiamate al voto, fu deciso quindi di prorogare l'orario di scrutinio fino alle ore 24. Se per il referendum istituzionale la votazione risultava essere relativamente semplice dovendo scegliere solo tra le due forme repubblica o monarchia, per quanto riguarda la nomina dei membri della costituente i candidati erano suddivisi tra molte liste, circa 53, la qual cosa rendevano complessa la scheda elettorale.
Il voto del meridione e in special modo di Napoli del 2 giugno fu il voto della monarchia , Napoli com'è noto portò l'80% dei suffragi alla monarchia contro una media nazionale del 45,7% e meridionale del 64,33%21; questo può essere letto come il bisogno del popolo meridionale di essere legato ancora ad un ordine solido e preciso, al principio di autorità che nell'immaginario collettivo si identificava nell'istituzione monarchica. Contro la repubblica e a favore della monarchia gioca poi non solo l'argomentazione recitata in tutte le forme della propaganda monarchica ma prontamente recepita e riadattata alla popolazione, secondo cui il mutamento istituzionale porterebbe ad un salto nel buio22.
All'indomani della vittoria della repubblica iniziarono i primi scontri di piazza tra i monarchici e i repubblicani, e a nulla valsero gli inviti alla calma lanciati dall'ex sovrano, i monarchici accusarono i partiti di sinistra e le autorità civili (sindaci e Prefetti ) di brogli: Hanno creato un disordine generale nella compilazione dei certificati elettorali, centinaia di migliaia di italiani non hanno votato!... Tanta gente non ha potuto votare perché sforniti di tessera d'identità e non vollero riconoscere altri generi di tessere, mentre le disposizioni dicevano ben chiaro che il voto si poteva dare anche se sfornito di tessere facendosi garantire da altre persone23.
Lo stesso risultato fu confermato nelle elezioni comunali dell'autunno, dove i monarchici prevalsero sui liberali e qualunquisti. Pur essendo questo un voto complementare a quello del 2 giugno, che sanciva di fatto il ritorno della dialettica tra società e istituzioni locali, la percentuale degli astenuti fu del 50%. Appare evidente che la spinta alla continuità e alla normalizzazione forte comunque anche nel resto dell'Italia, qui si riconosceva in forme di organizzazione politica più legata a una peculiare tradizione cittadina24, a un modo di fare politica di tipo personalistico, che nonostante tutto il ventennio fascista aveva solo leggermente attenuato, ma non eliminato. Un riallineamento della città di Napoli con la Nazione lo si ebbe solo con le elezioni per il primo Parlamento del 18 aprile 1948, con il 48% dei voti alla DC, il 25% dei voti, concentrati sulle formazioni di destra e il 20% al Fronte democratico popolare. Queste percentuali divergevano comunque troppo significativamente dalle medie nazionali perché si potesse anticipare indebitamente i tempi di un processo che doveva rilevarsi assai lungo25.

(G.B.)

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