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| Il Podestà |
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| La documentazione | |
| Si può delineare la figura del Podestà solo
dalla documentazione del secondo versamento, che copre il periodo fascista
fino alla II guerra mondiale. Gli atti recano la segnatura II. 101. Gli incartamenti sono generalmente composti da un fascicolo generale e
da sottounità, quest´ultime suddivise per località. La documentazione è
formata da circolari, decreti, fotografie, certificati anagrafici, non mancano
lettere anonime indirizzate al Prefetto per denunciare soprusi, malversazioni
e talvolta anche comportamenti amorali. Questa parte della documentazione,
spesso sottratta alla consultazione, perché contenenti dati sensibili ha
comunque un valore rilevante per ricostruire quel clima di sospetto che
il fascismo aveva seminato. |
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| Il Podestà | |torna su |
| L´innovazione più clamorosa apportata
dal fascismo nell´ordinamento degli enti locali fu la soppressione
del carattere elettivo dei loro organismi di Governo, con l´istituzione
della figura del Podestà di nomina regia assistito da consultori
municipali di nomina Prefettizia2.
La carica podestarile fu istituita con la legge 4 febbraio 1926, n. 237 per i comuni con meno di 5000 abitanti, successivamente con decreto 3 settembre 1926, n. 1910 fu estesa a tutti i comuni d´Italia. Per essere nominati Podestà bisognava aver conseguito almeno il diploma di secondo grado. Si vuole in sostanza che i cittadini da nominare Podestà siano forniti di quel grado di cultura di scuola media di secondo grado3. Il Podestà era designato dal Prefetto, tra i notabili locali, ciò era causa di conflitti, discordie e rancori tra le varie fazioni e rendeva il compito della designazione alquanto difficile, spesso infatti non riuscendo a superare gli ostacoli delle rivalità si faceva ricorso alla nomina di personaggi estranei all´ambiente locale: appare evidente che la nomina di persone che non appartenga al comune, non può avere che carattere di situazione eccezionale e transitoria, che non soltanto deve essere giustificata da situazioni veramente straordinarie, ma anche destinata a cessare non appena la contingente situazione che l´ha resa indispensabile sia venuta a modificarsi4. L´insistenza di tutti i testi di legge sulla gratuità degli uffici del Podestà lascia intravedere il processo sociale di restaurazione dei maggiorenti e dei notabili locali5. Non era però infrequente la concessione di indennità che se pur ammesse in casi eccezionali, stava diventando generale ed abituale, tant´è che il Ministero dell´Interno con sua circolare del 2 febbraio 1927, richiamava i Prefetti perché si attenessero rigorosamente alle direttive. Erano esclusi dalla carica di Podestà gli impiegati di banca, gli ufficiali di marina, aeronautica, esercito e gli ufficiali della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (MVSN). Successivamente in conformità alla politica demografica voluta dal regime furono sostituiti i celibi nelle amministrazioni e quindi anche i Podestà, vice Podestà e consultori6. Inoltre con una riservatissima personale dell´aprile del 1934 il ministro richiedeva ai Prefetti che per la nomina dei Podestà, preside, vicepresidi, vice Podestà, rettori e consultori, doveva sempre essere indicata la religione professata dai designati. Il Podestà di fatto aveva sostituito la figura del sindaco all´interno della Giunta e del Consiglio nella gestione della amministrazione comunale e durava in carica 4 anni. Ma già pochi mesi dopo l´entrata in vigore della legge che ne istituiva la figura e la competenza in molti comuni e specialmente in quelli meridionali, si era provveduto a rimuovere alcuni Podestà . Nel 1927 il totale dei rimossi ammontava a 156, nel 1928 si dava notizia di 363 esoneri. Alla fine del primo quinquennio 1926-1931 i Podestà che erano riusciti a portare a compimento il proprio mandato erano 367 (39,6%) e di essi solo 269 venivano proposti per la conferma. Le sostituzioni avevano raggiunto le 563 unità, pari al 60,7%7. In molti casi la revoca del Podestà aveva portato alla gestione commissariale del comune, tale provvedimento riguardava 132 comuni pari al 14,2% del totale. Il ricorso al commissariamento aveva acclarato la impossibilità di assicurare attraverso la figura del Podestà la correttezza e la stabilità per le amministrazioni locali. |
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| Segretari comunali8 | |torna su |
| Nella gestione dell´amministrazione comunale
il Podestà era coadiuvato dal segretario e dai consultori. Il regime, perseguendo
l'accentramento amministrativo, aveva adottato misure di decentramento
burocratico, trasformando il segretario da funzionario del comune in funzionario
statale9. I segretari erano ripartiti in 8 gradi a seconda dell´importanza del comune al quale erano assegnati. I primi 4 gradi erano iscritti in un ruolo nazionale e nominati dal ministro dell´interno, i restanti 4 erano iscritti in ruoli organici provinciali e nominati dal Prefetto per mezzo di concorso bandito dal ministero su richiesta dello stesso. I segretari dipendevano direttamente dal Prefetto della provincia, ma per le informazioni più riservate rispondevano allo stesso ministro dell´Interno. Rappresentati di partito scavalcarono in tal modo il Podestà . I segretari comunali rappresentavano le figure politiche di maggior rilievo, specialmente nei comuni rurali, dove essi erano, il più delle volte, gli unici notabili locali con incarichi pubblici10. Il segretario aveva l´obbligo di intervenire e firmare i verbali delle sedute della consulta municipale, era a capo dei servizi amministrativi, curava l´adempimento delle attribuzioni affidate dalla legge ai comuni per l´esecuzione delle deliberazioni del podestà11, provvedeva alla conservazione di tutti i titoli, atti e carte e scritture di spettanza del comune. Vigilava sui dipendenti, poteva rogare, in vece del notaio, atti di alienazione, locazione, acquisti, appalti di case e di opere, nonché i contratti delle aziende municipalizzate. Al segretario potevano essere delegate funzioni presso altri enti, come quello di cancelliere dell´ufficio di conciliazione, di pubblico ministero presso la Pretura, e di ufficiale dello stato civile per gli atti di nascita e di morte, ma non di matrimonio12. Da un punto di vista economico la spesa dello stipendio del segretario gravava sul bilancio del comune, anche se di fatto egli aveva la qualifica di dipendente statale. Non potevano essere nominati segretario le donne e gli inabili. Il futuro segretario deve essere di sana e robusta costituzione ed esente da difetti ed imperfezioni che possano influire sul rendimento del servizio13, inoltre era richiesto almeno il diploma di istruzione secondaria. La figura del segretario è certamente tra le più complesse, nato sì per coadiuvare il Podestà era al contempo il suo diretto controllore e la longa manus del potere centrale, tant´è che a differenza del Podestà e vice Podestà nella formula del giuramento doveva fare solenne promessa oltre che di diligenza anche di segretezza. |
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| La consulta14 | |torna su |
| La consulta comunale era un organo consultivo
privo di diritto di autoconvocazione: "non costituisce corpo amministrativo
autonomo e non ha perciò capacità giuridica attiva di ordine
generale"15.
Il parere della consulta era obbligatorio nello svolgimento della pratica
podestarile solo per i comuni la cui popolazione superava i 20 mila abitanti,
e i suoi pareri dovevano essere emessi a maggioranza assoluta, inoltre poiché
era un organo meramente consultivo, le sedute non dovevano essere pubbliche
e i verbali non dovevano essere pubblicati. La sua composizione doveva determinarsi
in base alla valutazione della entità degli interessi delle singole
attività produttive operanti nel comune: agricoltura, industria,
artigianato, commercio, banca, trasporti, libere professioni ed arti16.
L'elemento principale di valutazione dell'entità degli interessi
era dato dal numero dei lavoratori per ciascuna attività. La proporzione
delle rappresentanze sindacali era calcolato in riferimento alle esigenze
locali contemperando il fattore numerico con altri elementi essenziali,
come l'estensione territoriale, il carattere specifico di ciascuna attività,
la rispettiva funzione nel sistema dell'economia nazionale17.Le
nomine dovevano avvenire per 1/3 direttamente dai Prefetti e i restanti
2/3 dalle competenti associazioni sindacali comunali18;
qualora nei comuni non esistevano associazioni comunali, le designazioni
venivano fatte da associazioni di I grado riconosciute (nazionali, regionali,
o provinciali), che rappresentavano nel comune gli interessi delle singole
attività. (G.B.) |
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