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Il Piano regolatore |
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La documentazione |
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| Questa tipologia di atti è conservata nella
categoria II solo per il comune di Napoli ed in particolare con la classifica
II.10 nel II versamento e II.2 nel III versamento, mentre per gli altri
comuni è archiviata con la classifica V.5.1 Va da sé che comunque riferimenti ed allegati possono ritrovarsi anche conservati sotto altre classifiche2. |
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Il piano regolatore di Napoli |
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| Di razionalizzazione del territorio e di lavori
pubblici programmati all'interno di un piano si incominciò a parlare per
Napoli già dalla prima metà del XIX secolo3.
E' del 1871 il concorso bandito dal comune di Napoli per un piano generale ordinatore della città che permettesse il risanamento e l'ampliamento, ma bisogna aspettare il colera del 1884 per arrivare nel 1885 ad un piano di risanamento e ampliamento generale su progetto degli ingegneri Giambarba e Bruno4, che però ebbe come unico risultato l'ampliamento della città sulla collina del Vomero5. Nel 19146 si ricominciò a parlare di piano regolatore ma, perché la città se ne dotasse effettivamente di uno, bisogna aspettare il 19397 .Quest'ultimo, nato già con dei grossi limiti perché corredato da un regolamento edilizio più vecchio, del 1935, e perché presentava dei vuoti normativi, benché dovesse avere un'operatività di venticinque anni, venne quasi sempre disatteso anche perché approvato immediatamente prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e prima delle distruzioni a causa dei bombardamenti. Ai vecchi mali infatti se ne aggiungevano altri e la ricostruzione dell'abitato distrutto diveniva il problema primario. Furono queste nuove esigenze ed anche la mancata redazione di piani particolareggiati che portarono il 12 agosto del 1944 alla nascita di una commissione presieduta dal sindaco Fermariello per la formulazione di un nuovo piano che vedeva la luce nel 1946. Ritardi però dovuti alla burocrazia ministeriale ne bloccarono l'attuazione. Infatti il Consiglio dei lavori pubblici faceva osservazioni al piano e l'11 febbraio del 1950 lo rimandava all'esame dell'Amministrazione comunale che fu costretta a redigere nuovi elaborati con le integrazioni chieste da Roma. Il sindaco Domenico Moscati nominò sotto la sua presidenza una commissione per redigere un nuovo piano ed un nuovo regolamento edilizio che tenesse conto delle osservazioni ed anche delle proposte avanzate dallo stesso Consiglio dei lavori pubblici. Quando sembrava che ci si avviasse alla formalizzazione del rivisto piano, l'8 ottobre del 1952 nella seduta del Consiglio comunale fu approvato l'ordine del giorno del consigliere ing. Matarazzo, presidente di una nuova commissione edilizia, con i quale si chiedeva il rigetto della ratifica, il ritiro del progetto e la ripresa del procedimento dall'inizio8. La Giunta provinciale nella sedute del 19 novembre dello stesso anno, ritenendo non giustificabile il rigetto del precedente piano che provocava solo una dilazione alla soluzione di uno dei più vitali problemi cittadini, quale è quello della disciplina urbanistica di Napoli, sottoponendo le finanze della civica azienda ad un rilevante ed ingiustificabile onere9, rinviava al consiglio comunale gli atti, invitandolo a riesaminare la decisione dell'8 ottobre sulla base dei rilievi e delle osservazioni riportate. La Giunta era infatti del parere che il piano del 1939 con opportune modifiche poteva ancora rispondere allo scopo e che il piano così come rielaborato dal Consiglio dei lavori pubblici ed emesso nel febbraio del 1950, soddisfaceva alle esigenze della città, salvo un più profondo studio di determinati problemi in sede di rielaborazione dei necessari piani particolareggiati10. Nel dicembre il Prefetto Diana, a cui la Giunta provinciale, non avendo avuto delle controdeduzioni dall'amministrazione comunale alla sua ordinanza tutoria del novembre, aveva inviato copia integrale della decisione assunta il 15 dicembre per gli ulteriori provvedimenti di competenza intesi a dare sollecita definizione a così importante problema cittadino11, invitava l'amministrazione comunale a prendere provvedimenti adeguati entro la data del 6 gennaio 1953. Pertanto per quella data si sarebbe dovuto approvare il piano regolatore, predisporre piani particolareggiati e predisporre gli adempimenti per l'omologazione e l'attuazione del nuovo regolamento edilizio. Ancora agli inizi del 1954 il Prefetto Diana chiedeva al sindaco di Napoli Lauro quali fossero gli ostacoli che si frapponevano alla trasmissione del piano regolatore al Ministero dei lavori pubblici. Il sindaco adduceva come scusante lo studio da parte dell'Ufficio tecnico del comune delle diverse opposizioni prodotte al piano e comunicava la sua intenzione di nominare una commissione che doveva esaminare i ricorsi ma anche apportare le opportune modifiche al progetto del piano regolatore per farvi rientrare le opere già realizzate dall'amministrazione comunale o di prossima esecuzione. La situazione perdurò nonostante mozioni di sfiducia, proteste di associazioni sindacali e di categoria, quella dei geometri e quella degli architetti ed ingegneri, ed una pressante campagna di stampa fino ad arrivare alla delibera comunale del 13 aprile del 195512 che, ai sensi della legge urbanistica dell'agosto 1942 n. 1150 e delle istruzioni ministeriali dei lavori pubblici del 7 luglio 1954, emanate con circolare n.2495 della divisione VIII del Ministero, nominava una commissione incaricata di redigere il piano regolatore generale della città di Napoli, che vide la luce solo alla fine del 1958. Esso infatti dopo l'approvazione venne trasmesso il 18 novembre del 1958 al Prefetto Spasiano perché la Giunta provinciale si pronunciasse e fu definitivamente approvato da questa il 21 dello stesso mese. Fu infine presentato dal commissario straordinario al comune di Napoli nella sala dei baroni al Maschio angioino il 2 dicembre di quell'anno13. Erano passati quasi vent'anni dall'approvazione del precedente e negli anni '50 il territorio cittadino era stato sottoposto ad una vera e propria rapina. La sua approvazione, nonostante non fosse altro che una sanatoria della speculazione edilizia perpetrata ai danni della città dall'amministrazione Lauro, giungeva lo stesso molto gradita perché segnava la fine di tutti gli arbitri; purtroppo esso veniva respinto con voto del Consiglio superiore dei lavori pubblici nel 1962. Nello stesso anno veniva nominata una nuova commissione presieduta da L. Piccinato e si arrivava ad un nuovo piano, nel 1968, dovuto all'amministrazione di centro sinistra che tra profondi contrasti politici e tecnici fu approvato dal Ministero dei lavori pubblici nel marzo del 197214. Anche l'attuazione di questo piano non fu facile, non essendo stati redatti, così come avvenne per il piano del '39, piani particolareggiati e perché il piano quadro delle attrezzature, benché redatto non fu approvato. Erano infatti a questi ultimi strumenti che la normativa demandava l'attuazione della pianificazione urbanistica. Ancora una volta si procedette pertanto attraverso varianti come quella del centro direzionale o quella per lo sviluppo dell'area industriale di Napoli, fino ad arrivare al piano approvato nel 2003 dal Consiglio comunale nella seduta del 23 luglio. Quest'ultimo che prevede un aumento delle unità abitative ed ancora una volta una riduzione dell'area verde, ha una parte normativa molto rigorosa e una mozione di indirizzi frutto di compromessi, approvati grazie ad un'intesa tra il centro-sinistra ed il Polo di destra. (A.P.) | |
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