struttura gerarchica
serie
Gran Corte della Vicaria - Ordinamento Iovino, Dato, Di Nocera, inventari 787-789
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titolo e estremi cronologici
Processi antichi: Gran Corte della Vicaria - Ordinamento Iovino, Dato, Di Nocera, inventari 787-7891473 - 1810
descrizione fisica
buste  97
fascicoli  4892
ambiti e contenuto
La Gran Corte della Vicaria ha origine nel periodo angioino, quando sotto il regno di Giovanna II si giunse all'unificazione delle competenze della Curia del Vicario e di quella del Maestro Giustiziere.
Il Gran Giustiziere, uno dei 7 grandi ufficiali del Regno, era a capo della Magna Curia: a lui spettava il compito di vigilare sull'attività dei giustizieri e degli altri ufficiali, correggendone gli eccessi.
Tuttavia la Magna Curia non era allora un vero e proprio organo giudiziario con ben definite competenze, ma un supremo consiglio che affiancava il Re per discutere delle più importanti vertenze giudiziarie inoltrate in forma di supplica al sovrano.
Più tardi essa assunse il carattere di vero e proprio organo giudiziario in quanto ebbe dapprima il compito di esaminare in appello le sentenze dei camerari provinciali e, successivamente, il diritto di giudicare delitti di lesa maestà, questioni relative ai feudi e di rivedere in grado di appello le sentenze di tutti i magistrati ordinari e straordinari.
Ancora ebbe giurisdizione sulle vedove e sui miseri che godevano diritto di opzione di foro.
La Corte del Vicario, invece, ha origine più recente ed è legata agli avvenimenti politici che si verificarono durante i primi anni del Regno Angioino quando Carlo I, durante il conflitto con gli Aragonesi, si allontanò dal Regno e nominò suo figlio, il futuro Carlo II, Vicario del Regno.
Il Vicario fu assistito nel governo dello Stato da una Corte che si occupò anche dei più importanti affari di giustizia.
Con il ritorno di Carlo I, il Consiglio non fu sciolto ed abbiamo notizia certa della sua esistenza durante gli anni di Carlo II.
Per quanto riguarda le sue competenze , esse sono specificate in un diploma dato a Napoli il 12 dicembre 1307 da Roberto, dal quale risulta che questa Corte doveva esaminare e decidere le vertenze giudiziarie di maggiore interesse ed importanza, soprattutto quando si trattava di violenze che riguardavano baroni o ecclesiastici, pupilli, orfani, vedove e miseri in genere, mentre non poteva ingerirsi in questioni di feudi o relative al fisco, nè accogliere appelli contro i giudicati delle Corti inferiori.
Col passare del tempo le competenze delle due corti vennero unificandosi finchè si giunse alla fusione degli organi, definitivamente attuata ai tempi degli Aragonesi.
Il nuovo tribunale prese il nome di Gran Corte della Vicaria e si divise in due rami: civile e criminale.
Esso giudicava le cause civili il cui contenzioso non oltrepassava il valore di 500 ducati, ed era considerato tribunale di prima istanza per la città e di appello per le Udienze Provinciali e per i giudici di seconda e terza istanza di tutto il Regno.

Tra i documenti conservati nell'Archivio di Stato di Napoli e che sono stati oggetto di ordinamento, manca quasi completamente la parte relativa all'attività della Ruota Criminale.
Questi processi, infatti, furono tutti distrutti nel 1852 quando inviati nel Grande Archivio di Napoli, l'apposita Commissione diplomatica, previo parere della Consulta di Stato, giudicò che si potessero scartare.
Numerose invece è la documentazione della Ruota civile: decreti di preambolo, di expedit, di solvat, di sfratto, intestazione di capitale, esercizio di sindacato, emanazione di bandi.
I decreti di preambolo, indispensabili per adire alle eredità, furono in un primo tempo diritto esclusivo della Vicaria civile, successivamente furono emessi anche dalle Corti locali e spesso, a richiesta degli interessati, erano confermati dalla Vicaria perché acquistassero maggiore valore ed autorità.
I decreti di expedit, invece, erano necessari per ottenere lo svincolo di beni soggetti a fedecommessi, per l'amministrazione dei beni dei minorenni o di donne maritate e per particolari contratti o convenzioni.
Per il recupero di crediti si faceva ricorso all'interposizione dei decreti di solvat e alla spedizione di lettere esecutoriali.
Numerose sono le intestazioni di capitale sui vari arrendamenti, nonché le vendite di capitali annui, sistema col quale si mascheravano i prestiti ad interesse.
La Gran Corte della Vicaria aveva anche il compito di dirimere le questioni relative a cariche pubbliche ed all'esercizio del sindacato cui erano sottoposti alla fine della carica i pubblici funzionari.
Era inoltre il tribunale privilegiato per le vedove che in virtù del diritto di opzione di foro, potevano chiedere la trasmissione degli atti dalle Corti locali.
Ad essa spettava anche il diritto di emanare bandi relativi alla tutela dell'ordine pubblico o al divieto di affitto o di passaggio di animali e persone attraverso proprietà.
Numerosi sono infine gli atti riguardanti questioni ereditarie, salvaguardia di beni dotali e adempimento di capitoli matrimoniali, riconoscimento di maggiore età.

Di tutta questa vasta e varia attività della Gran Corte rimane nell'Archivio di Stato di Napoli una ricchissima documentazione che è stata solo in parte oggetto di questo ordinamento.
In questo ordinamento si è cercato di applicare il criterio del metodo storico che tende a ricostruire l'attività e le competenze dell'organo attraverso la formazione e lo sviluppo del suo archivio che ne è la perenne memoria.
Tuttavia un tale criterio è molto difficile da applicare soprattutto quando si tratta dell'archivio di un organo formatosi in assenza di un ordinamento interno istituzionalizzato e la cui attività si è esplicata per quasi 4 secoli.
Le vicende storiche, infatti, influiscono su tutte le istituzioni trasformandole e modificandole: così anche la Gran Corte della Vicaria ha risentito delle varie vicende storiche e politiche verificatesi nel regno di Napoli, ora subendo mutamenti di importanza e competenza in seguito alla creazione di altri tribunali come il Sacro Regio Consiglio, ora invece riportando solo mutamenti formali, come avviene durante la breve vicenda della Repubblica napoletana del 1799.
In quell'occasione essa assume la denominazione di Gran Corte Nazionale e sul frontespizio degli atti compaiono i termini " Libertà " e " Uguaglianza" ; inoltre tutti i nomi propri, sia delle parti che del giudice e del mastrodatti sono preceduti dall'appellativo di "cittadino".
Allo stesso modo lo svolgersi degli eventi storici segna la fine di quest'organo quando nel decennio francese vengono aboliti i vecchi tribunali e la Gran Corte della Vicaria diventa tribunale di prima istanza.

In appendice all'inventario della Gran Corte della Vicaria è stato aggiunto quello delle Corti locali, i cui atti venivano trasmessi alla Gran Corte per le revisioni in appello e venivano quindi a far parte del suo archivio.

L'ordinamento e l'inventario sono stati curati da:
anni 1473 - 1734 : Maria Pia Iovino
anni 1735 - 1800 : Maria Rosaria Dato
anni 1801 - 1810 : Immacolata Di Nocera
Corti Locali:       Maria Pia iovino

Napoli, 1985
informazioni redazionali
L'ordinamento e l'inventario sono stati curati da:
anni 1473 - 1734 : Maria Pia Iovino
anni 1735 - 1800 : Maria Rosaria Dato
anni 1801 - 1810 : Immacolata Di Nocera
Corti Locali: Maria Pia iovino
La digitazione dati dei tre inventari è stata effettuata da Vincenza Natoli (inv. 787) , Lucia D'Angelo (inv. 788) e Giuseppina Medugno (inv. 789)con il coordinamento scientifico e la verifica dei dati dell'archivista Francesca Chiara Calcagno