struttura gerarchica
serie
Inventario I - Antichità e belle arti
livello di descrizione
serie
titolo e estremi cronologici
Ministero degli affari interni. I inventario. Serie Antichità e Belle Arti,1799 - 1842
descrizione fisica
buste  60 (970 - 1029)
soggetto produttore
Ministero degli affari interni, Napoli
storia istituzionale
MINISTERO DEGLI AFFARI INTERNI
INVENTARIO I
"Antichità e belle arti"- buste 970-1029





INVENTARIO


a cura di
Ferdinando Salemme





Coordinamento di Rossana Spadaccini


Napoli, settembre 2006


La macroserie "Antichità e belle arti"
nell'archivio del Ministero degli affari interni


I    L'Istituzione e le sue competenze

Nell'ambito delle riforme realizzate nel periodo storico noto come "Decennio francese", fra le quali l'abolizione della feudalità, la creazione dello stato civile e le realizzazioni legislative nel ramo amministrativo e finanziario, la formazione del Ministero dell'interno, ha rappresentato l'affermazione stessa dell'amministrazione civile nel Regno di Napoli. Scrive Jole Mazzoleni, nell'introduzione al capitolo dedicato agli archivi di quel periodo: "E' con Giuseppe che avviene la trasformazione delle Segreterie già esistenti in Ministeri e la creazione di nuovi, massimo fra tutto il Ministero dell'interno che accoglierà nella sua amplia organicità le mansioni più ampie della vita sociale del paese" . Non sarà un caso che proprio da questa istituzione si formeranno gli altri ministeri, come quelli della Pubblica istruzione, dei Lavori pubblici e dell'Agricoltura e del commercio, che i governi successivi costituiranno.

Come era avvenuto in Francia nel 1790 , anche nel Regno di Napoli il Ministero dell'interno ereditò dalle Segreterie di Stato precedenti molte fra le sue competenze .
Col decreto istitutivo del Ministero dell'interno del 31 marzo 1806, fra le sue numerose attribuzioni vi erano "l'istruzione, le scuole prime ed università degli studi, musei e biblioteche pubbliche, le società letterarie, i depositi letterari, i premij e ricompense per le scoverte ed i soccorsi ai letterati."
Ma fu solamente con la soppressione di Casa Reale nel 1807 che comparvero nell'archivio del Ministero dell'interno i primi fascicoli inerenti le antichità e le belle arti :; inizialmente, almeno fino al 1808, non comparve nessuna segnatura che li attribuisse ad un ufficio specifico.
Non essendovi una fonte quale l'Almanacco reale per quell'anno, risulta azzardato avanzare ipotesi sull'organizzazione interna del Ministero. Dall'analisi dei documenti si è dedotto che doveva interessarsi di queste competenze una terza divisione, a partire dal 1808 e fino al luglio del 1809, allorquando, anche se non sono chiare le ragioni di questo spostamento, cominciò a comparire sui documenti l'attribuzione a una seconda divisione.
Il Ministero dell'interno, fin dall'inizio, venne quindi organizzato in divisioni come è confermato dall'Almanacco reale del 1810, ed anche da quello del 1811: ve ne erano cinque, oltre al Segretariato e all'Archivio; la seconda divisione aveva fra le sue competenze "l'istruzione pubblica, scavi, scuole del disegno, di pittura, di scoltura ed architettura, conservatorio di musica, lavoratorio di pietre dure, calcografia, collegi ed altri luoghi di educazione, trasporto ed acquisto degli oggetti attinenti alle arti e alle scienze, incoraggiamenti ai professori di belle arti e ai letterati, soscrizione alle opere relative alle belle arti e scienze, accademie e società letterarie, biblioteche e depositi letterari, orto botanico, musei, osservatori, stamperia reale, salute pubblica, Protomedicato" ; i teatri e le feste pubbliche erano attribuiti alla terza divisione. Nel 1813 queste ultime competenze, insieme agli spettacoli ed alla scuola di ballo confluirono nella seconda sezione della seconda divisione.
Dall'estate del 1809, sino al nuovo piano di organizzazione del Ministero del 1817, la seconda divisione fu l'ufficio specifico che si occupava degli affari riguardanti le antichità e le belle arti nel Regno di Napoli.
Con il decreto del 2 aprile 1817 venne emanato il "Piano di organizzazione della Real Segreteria e Ministero di Stato degli affari interni" che prevedeva un'articolazione in sei ripartimenti dei quali il terzo relativo all'"Istruzione pubblica, scienze e belle arti". Questo fu diviso, a sua volta, in due carichi, il secondo più specificamente inerente alle antichità e belle arti, che comprendeva: "conservatorio di musica, scuola di ballo, scuola di disegno, pittura, scultura e architettura, incisione di rami e pietre dure, studio di mosaico, scuola di scenografia, spettacoli e teatri, revisioni delle produzioni teatrali, svolgimento dei papiri, scavi di antichità, acquisto di oggetti di belle arti, soccorsi ad artisti, stamperia reale, biblioteca reale borbonica, biblioteca brancacciana, museo reale borbonico ed altri musei reali". Le società letterarie, la Società reale e l'Accademia pontaniana afferivano al primo carico, concernente l'istruzione pubblica.
Il decreto del 20 giugno 1821,  riattribuì al terzo ripartimento del Ministero e Segreteria di casa reale, le competenze relative alle antichità e belle arti. Le carte prodotte in questo periodo da questa istituzione, successivamente soppressa, con decreto del 9 settembre 1832 , art.3, verranno richiamate e finiranno, insieme ad altri documenti, nell'omonima serie, attualmente compresa nel II inventario dell'Archivio del Ministero dell'interno.
Pertanto, il periodo di tempo nel quale fu il Ministero dell'interno ad occuparsi delle antichità e delle belle arti si può dividere in due fasi: la prima dal 1807 al 1821, e l'altra dal 1832 al 1847. In concreto, nell'archivio di tale ministero risulta già difficile reperire documenti che vadano oltre il 1819, perché richiamati nel trasferimento della competenza alla ricostituita Segreteria di casa reale; allo stesso modo, molte pratiche precedenti il 1832 e non ancora concluse si ritrovano richiamate e accorpate nei fascicoli del periodo successivo nell'archivio del Ministero dell'interno.
Con il ritorno della competenza al Ministero degli affari interni, fino alla fine del 1832, sui documenti appare la segnatura del primo ripartimento, ovvero quella del Segretariato. Soltanto dal gennaio del 1833 vi compare quella relativa ad un settimo ripartimento, destinato, come è possibile dedurre dall'Almanacco reale del 1833, ai "Musei, antichità e belle arti" .
Il 17 novembre 1847 una serie di decreti sottrassero al Ministero degli affari interni alcune competenze, tra cui quelle relative alle ‘antichità e belle arti' che passarono al Ministero dell'agricoltura e commercio fino al 16 aprile 1848, quando fu istituito il Ministero della pubblica istruzione. A partire da queste sostanziali modifiche del Ministero degli affari interni e fino alla sua soppressione, il 9 ottobre del 1861, non vi sarà più alcun riferimento alle questioni relative all'istruzione e alle belle arti, come si può ricavare dal piano organico emanato con decreto del 21 aprile 1848.
Se volessimo ancora seguire le complesse vicissitudini della competenza relativa alla macroserie ‘Antichità e belle arti', basterebbe ricordare che il Ministero della pubblica istruzione fu autonomo solo per un breve periodo e venne unito poi al Ministero dell'ecclesiastico con il decreto del 17 novembre 1849 , costituendone il secondo ramo. Inoltre, a partire dal 1852, si prescrisse che "il Real museo borbonico, la Real biblioteca borbonica, l'officina dei papiri, gli scavi di Pompei e di Ercolano e tutti gli altri scavi e monumenti di antichità che sono nel Regno, passino alle dipendenze della Sopraintendenza generale della Real Casa" ; in particolare, come è attestato nell'Almanacco reale del 1854, al secondo ripartimento della Real maggiordomia maggiore e sopraintendenza generale di casa reale" . Solo dopo l'arrivo di Giuseppe Garibaldi le antichità e le belle arti vennero dichiarate "beni nazionali" e posti "sotto la immediata ed esclusiva dipendenza del Ministero della pubblica istruzione" .

Ecco, in definitiva, l'elenco delle istituzioni che si sono occupati delle "antichità e belle arti" nel Regno di Napoli, durante la prima metà del XIX secolo.

Elenco 1
n. SOGGETTO PRODUTTORE RIPARTIMENTO ANNO INIZIALE E FINALE
1 Ministero dell'interno III divisione 1807-1809, II trimestre
2 Ministero dell'interno II divisione 1809, III trimestre-1817
3 Ministero degli affari interni III ripartimento 1817-1821
4 Segreteria di casa reale III ripartimento 1821-1832, III trimestre
5 Ministero degli affari interni I ripartimento 1832, ultimo trimestre
6 Ministero degli affari interni VII ripartimento 1833-1847
7 Ministero della Pubblica istruzione III ripartimento 1847-1849
8 Ministero degli affari ecclesiastici e della pubblica istruzione Secondo ramo 1849-1852
9 Sopraintendenza di casa reale II ripartimento 1852-60
10 Ministero della pubblica istruzione - 1860-1861


II    L'archivio del Ministero degli affari interni

Nonostante la creazione di importanti strumenti di corredo, l'archivio del Ministero degli affari interni pone ancora molte questioni irrisolte. Gli inventari dei tre versamenti, con le due appendici, risultano essere ancora l'indispensabile strumento di ricerca all'interno di uno dei più interessanti complessi documentari dell'età contemporanea .
Uno dei primi quesiti concerne la sua organizzazione e se siano esistiti, fin dall'inizio dei regolamenti per la tenuta dell'archivio, ovvero una pratica unitaria di archiviazione. E' importante, inoltre, appurare l'esistenza di protocolli e pandette non pervenute dai vari versamenti ottocenteschi alcune delle quali si trovano sparse soprattutto nelle due appendici. Anche da una lettura sommaria degli inventari esistenti, è possibile ricostruire con una certa organicità soltanto l'andamento cronologico dell'archivio del II ripartimento, precedentemente I divisione, che si occupava dell'amministrazione civile e dei lavori pubblici.

Nell'attesa che ulteriori ricerche, da condurre soprattutto nelle carte del Segretariato, forniscano ulteriori indizi per chiarire tali questioni, l'analisi dei fasci del I Inventario ha fornito alcuni elementi utili alla comprensione della gestione dell'archivio, sebbene limitatamente ad una sua parte specifica.
Nell'archivio del Ministero dell'interno, la maggior parte dei documenti riguardanti le antichità e le belle arti si trovano nei primi due inventari; qualche fascio isolato è conservato nelle due appendici e colma le lacune dei precedenti versamenti.
Le carte del II inventario sono quelle prodotte dalla Segreteria di casa reale tra il 1821 e il 1832.
Il nucleo più consistente corrisponde alle buste 970-1029 del I inventario; il presente lavoro ne costituisce l'inventario analitico.

I documenti, inizialmente, si presentano piegati e su uno dei lati compare il regesto. In alto a sinistra compare la data (1); in alto a destra la classificazione antica (2); al centro troviamo il destinatario (3) e, in breve, la descrizione del contenuto della pratica, la denominazione, un vero e proprio regesto (Figura 1).
Il passaggio, nell'estate del 1809, dalla III divisione alla II non sembra cambiare la modalità di conservazione dei documenti, tipica dell'uso settecentesco proprio delle Segreterie di Stato.

Il nuovo piano di organizzazione del Ministero del 1817 sembra incidere solo lievemente sulla maniera di conservare le carte, che non sono più ripiegate come in precedenza; lo si deduce anche dai cartoncini antichi, usati per raccogliere i documenti, adesso di formato maggiore. Talvolta, soprattutto dal 1816, sul verso del foglio, in alto a sinistra, compare una numerazione di difficile interpretazione. A partire dal 1820 i fascicoli sono raccolti mediante fogliettini ripiegati che riportano l'indicazione, in breve, dell'oggetto, della classificazione antica e della data.

Nel 1832, poco dopo la soppressione del Ministero di casa reale, col ritorno al Ministero degli affari interni delle pratiche relative alle antichità e belle arti, viene emanato un "Regolamento sull'organizzazione dell'archivio del Ministero degli affari interni", il quale prescrive che "in conseguenza del nuovo sistema organico dato all'archivio di questo ministero le carte tutte sieno registrate con un metodo regolare ed utile e che con ispeditezza mediante li aiuti delle pandette, vi abbiano a ricercare gli antecedenti" .
Vi si forniscono, in otto punti, le indicazioni essenziali sulla gestione dell'archivio, sulla registrazione, sugli antecedenti, sulla conservazione dei fascicoli e sulle carte riservate (Documento).
A partire da questa data compaiono i fogli di riepilogo degli incartamenti contenuti in un fascicolo, con la loro numerazione e la classificazione, ad esempio "extraregnazione", associata ad un numero riportato sul documento stesso, in alto a sinistra. Dal 1833 in poi queste voci sono identificate con un numero specifico, nel nostro caso il ‘29', segnato sul fascicolo in alto a sinistra ripetuto per lo stesso oggetto.
Inoltre, a partire dal 1839 sono stati rinvenuti veri e propri fogli di registro a stampa numerati, contenenti gli incartamenti inerenti uno stesso affare. A questo punto, il principio di astrazione che ha portato a legare e ad associare un determinato oggetto con un numero costante sembra più coerente, anche se non si può parlare di un vero e proprio titolario di classificazioni.

III  L'inventario analitico della macroserie "Antichità e belle arti"

La realizzazione di un inventario su una parte limitata di un fondo, anche se omogenea per contenuto, comporta l'esclusione dell'orizzonte complessivo dell'archivio stesso.
E' apparso subito inopportuno, soprattutto in mancanza degli indispensabili strumenti di corredo, di cui ogni archivio dovrebbe essere dotato, procedere ad una sistemazione organica e coerente del materiale documentario sconvolgendone lo stato presistente, trattandosi, fra l'altro, di documenti molto richiesti, consultati e citati.

L'osservazione comparata delle antiche segnature, complicata da numerose lacune, testimonia proprio i vari tentativi di riordino di quest'archivio.
Lasciando inalterata quindi l'ultima segnatura, si è proceduto all'organizzazione interna delle carte nei singoli fasci, cercando, laddove possibile, di rispettare le originarie divisioni in fascicoli e incartamenti.
Altrove, per riunire gli incartamenti e molto spesso i fogli sparsi, difficilmente riconducibili al loro contesto, si è operato con l'aiuto delle classificazioni antiche , organizzando una Struttura dell'archivio (pag. XV), articolata in serie e sottoserie che, segmentando la macroserie "Antichità e belle arti", rende più agevole la consultazione dell'inventario.

Seguendo alcune scelte operate in precedenza per gli inventari analitici afferenti all'archivio della Pubblica istruzione , la serie Scavi e antichità del Regno, è stata distinta dalla serie Real Museo Borbonico, pur essendovi, all'epoca, una confluenza di interessi testimoniata anche dal convergere, sulla stessa persona, delle cariche di direttore e di soprintendente . Inoltre, per la serie relativa agli scavi, si è indicata l'intendenza o la provincia alla quale si riferisce la pratica, e di seguito la località o il comune specifico: ad esempio, per gli scavi di Pompei è stata indicata la sottoserie ‘Napoli, Pompei'.
Le sottoserie afferente alla serie Società reale borbonica, invece, seguono l'evoluzione di quest'istituzione fondata nel 1808 e divisa nelle tre accademie: delle Scienze, di Belle arti e di Storia e belle lettere. L'Accademia di storia e di antichità precedette di un anno la formazione della Società reale e, successivamente, nel 1817, l'Accademia di storia e belle lettere prese il nome di Accademia ercolanese, sul modello dell'antica Regia accademia ercolanese, fondata nel 1755.
Per le sottoserie del Real museo borbonico, occorre segnalare la stretta connessione tra le ‘extraregnazioni', cioè le richieste di poter esportare gli oggetti antichi del Regno, e le ‘offerte in vendita di oggetti antichi: per il diritto di prelazione che il Museo sovrano esercitava sull'acquisto di tali oggetti antichi, non è raro constatare come molte richieste di ‘extraregnazione' contengano anche ‘offerte in vendita'.
A differenza delle ‘immissioni di opere', i ‘trasferimenti di opere' fanno riferimento ai numerosi spostamenti di oggetti antichi e di opere d'arte dal Museo agli appartamenti reali o nelle chiese del Regno, o ai loro trasferimenti dall'uno all'altro sito reale.

Ferdinando Salemme
storia archivistica
Nell'ambito delle riforme realizzate nel periodo storico noto come "Decennio francese", l'istituzione del Ministero degli affari interni ha rappresentato l'affermazione stessa dell'amministrazione civile nel Regno di Napoli. Con decreto istitutivo del 31 marzo 1806 fra le sue numerose attribuzioni vi erano "l'istruzione, le scuole prime ed università degli studi, musei e biblioteche pubbliche, le società letterarie, i depositi letterari, i premij e ricompense per le scoverte ed i soccorsi ai letterati"(J. Mazzoleni, Le fonti documentarie e bibliografiche dal secolo X al secolo XX conservate presso l'Archivio di Stato di Napoli, vol. II, Napoli 1974, p.191). Fu solamente con la soppressione di Casa Reale nel 1807 che comparvero nel Ministero dell'interno i primi fascicoli inerenti le antichità e le belle arti
strumenti di ricerca presenti in Sala di Studio
959. 
altri strumenti di ricerca
inv. 240; 241; 243; 336; 933
note
Buste mancanti: 980, 996, 1012, 1022, 1025, 1028
informazioni redazionali
Funzionario responsabile: Rossana Spadaccini; archivista: Ferdinando Salemme.
Responsabilità scientifica della presentazione della banca dati sul sito: Silvana Musella (2012)